YOU 5 – Joe Goldberg guarda finalmente nello specchio

serie tvMaggio 3, 2025

Dopo cinque stagioni, YOU chiude il sipario e lo fa senza sconti. Joe Goldberg è tornato a New York, il luogo dove tutto è cominciato, ma anche il posto dove il suo castello di illusioni comincia a crollare sul serio. Non basta cambiare nome, città, abiti o partner: il mostro resta, e in questa stagione finale è più evidente che mai.

Ora lo vediamo in un ruolo apparentemente rassicurante: marito della ricchissima Kate Lockwood, padre a distanza, uomo rispettabile a capo della libreria Mooney’s. Ma sotto la superficie levigata, le crepe si fanno sempre più larghe. Un nuovo personaggio, Bronte, entra in scena come detonatore narrativo e morale: è lei a costringere Joe a guardarsi davvero, a rivedere le sue ossessioni con gli occhi di chi ha subito le sue scelte.

Il cuore di questa stagione non è tanto il colpo di scena (che pure non manca), ma il peso della verità. Per la prima volta, Joe deve fare i conti con tutto il sangue che ha versato, e YOU abbandona la tensione da thriller per abbracciare un tono più esistenziale. È come se la serie smettesse di correre dietro a Joe e decidesse finalmente di fermarsi, sedersi accanto a lui, e dirgli: “Guarda cosa hai fatto. Guarda chi sei.”

Penn Badgley è magistrale nel rendere questa decostruzione lenta, quasi dolorosa. Joe non è più un uomo in fuga, ma un uomo intrappolato in se stesso. Le sue razionalizzazioni, i suoi monologhi, le sue “buone intenzioni” non reggono più. E quando arriva il momento del crollo, non è spettacolare — è umano, crudo, inevitabile.

Il finale è amaro, ma necessario. Nessuna grande catarsi, nessuna redenzione. Solo la sensazione che il cerchio si sia chiuso, e che il vero inferno per Joe sia rimanere esattamente com’è: lucido, consapevole, e comunque incapace di cambiare.

Con questa quinta stagione, YOU non cerca l’effetto shock a ogni costo. Va più a fondo. E nel farlo, ci regala una conclusione all’altezza di un personaggio che ci ha inquietato, sedotto e messo a disagio come pochi altri nella serialità contemporanea.

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