Un museo dentro una cantina? Nel Salento esiste davvero. E oggi inaugura una nuova mostra

ARTELuglio 3, 2026

Chi pensa che una cantina sia soltanto il luogo in cui nasce il vino dovrebbe concedersi una visita alla Cantina Moros di Claudio e Alessandra Quarta, oggi della Famiglia Tommasi della Valpolicella. Qui il vino è il punto di partenza di un racconto molto più ampio, che unisce l’archeologia, arte contemporanea, mito e identità mediterranea. E proprio oggi questo dialogo si arricchisce con l’inaugurazione di una nuova mostra, confermando la vocazione culturale di uno spazio unico nel suo genere.

Ricavata dal recupero di un ex opificio pugliese degli anni Cinquanta, la Cantina Moros è stata concepita come una vera “cantina boutique”: accanto alle botti, agli ambienti produttivi e agli spazi dedicati alla degustazione trovano posto opere d’arte contemporanea, tra cui il grande murale Germinazioni3 del maestro Ercole Pignatelli, che trasforma la sede in una piccola galleria permanente.

Il cuore del percorso è però il Museo del Simposio, uno spazio che racconta il legame millenario tra il vino e la civiltà della Magna Grecia. Il nome richiama il symposion, la seconda parte del banchetto greco dedicata al vino, alla conversazione, alla filosofia e allo scambio di idee. Non era soltanto un momento conviviale: era un rito sociale regolato dal simposiarca, la figura che stabiliva il ritmo del bere e della discussione.

L’allestimento accompagna il visitatore in un viaggio tra reperti archeologici che raccontano proprio questa cultura del vino. Oggetti che un tempo avevano una funzione pratica diventano oggi testimonianze di una civiltà capace di trasformare il convivio in un’esperienza culturale.

Tra i pezzi più significativi compaiono i crateri, grandi vasi utilizzati per mescolare vino e acqua prima della distribuzione ai commensali; le kylix, eleganti coppe basse a due anse pensate per bere il vino diluito; le oinochoe, raffinate brocche con cui il vino veniva versato nelle coppe; e i kantharoi, recipienti destinati al vino puro e simbolo di prestigio nei banchetti più importanti. Ogni oggetto racconta una diversa funzione del rito conviviale e testimonia l’altissimo livello artistico raggiunto dagli artigiani della Magna Grecia.

Il percorso museale raccoglie reperti che spaziano dal Neolitico all’età medievale: punte di freccia, lucerne in bronzo, capitelli scolpiti, vasi apuli a figure rosse, manufatti nello stile di Gnathia e numerosi utensili utilizzati durante i banchetti. Un patrimonio che ricostruisce secoli di storia del Mediterraneo e il ruolo centrale che il vino ha avuto nella vita quotidiana, nella religione e nelle relazioni sociali.

Tra le sezioni più suggestive spicca La Tomba della Fanciulla, un prezioso corredo funerario composto da 31 reperti del IV-III secolo a.C., dichiarato di eccezionale interesse storico e archeologico. Vasi, coppe, piccoli contenitori e oggetti destinati ad accompagnare una giovane donna nel suo ultimo viaggio restituiscono uno spaccato della condizione femminile nell’antica Grecia e del valore simbolico attribuito agli oggetti della vita quotidiana.

L’esperienza è resa ancora più coinvolgente dalla leggenda che dà il nome alla cantina. Secondo il racconto scritto da Annalisa Bari, Moros, il dio greco del destino avverso, giunge nella terra del tramonto e incontra la ninfa Esperia, che trasforma un campo di rovi dalle bacche amare in un vigneto rigoglioso. Da quella benedizione nasce il vino, capace di riscaldare il corpo e rallegrare il cuore. Un mito contemporaneo che lega simbolicamente la cultura greca alla terra salentina e diventa parte integrante dell’identità della cantina.

Ma il Museo del Simposio è anche uno spazio aperto a diverse contaminazioni. Negli ultimi mesi ha ospitato le opere di Giancarlo Nunziato e, da oggi, apre una nuova esposizione temporanea che rinnova il dialogo tra arte contemporanea e patrimonio archeologico. Una scelta che trasforma ogni visita in un’esperienza diversa, mantenendo in continuo movimento il rapporto tra memoria e ricerca artistica.

Visitare Cantina Moros è come entrare in un luogo in cui degustazione, archeologia, arte e architettura convivono naturalmente. Un museo dentro una cantina, dove il vino smette di essere soltanto un prodotto e torna a essere ciò che era già oltre duemila anni fa: uno strumento di condivisione.

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