Roberto Ghezzi realizza in Mongolia Mongolian Stories, il progetto tra arte, natura e comunità

ARTELuglio 24, 2026

La Mongolia diventa il luogo di una nuova ricerca artistica firmata da Roberto Ghezzi. Con Mongolian Stories, l’artista porta avanti un progetto sviluppato nell’arco di una residenza di 45 giorni, dedicato al dialogo tra paesaggio, pratiche artistiche e culture nomadi. L’iniziativa è stata realizzata con il supporto e la collaborazione di Erdenesiin Khuree – Mongolian Calligraphy and Art Center e con la consulenza scientifica di Nadia Breda e Sabrina Tosi Cambini del Centro Interuniversitario di Ricerca naMec (Asian, Nomadic Cultures, Mobility and Environment Study Center – Mongolian Culture Center).

Ospite del Mongolian Calligraphy and Art Center di Harhorin, a circa 350 chilometri da Ulan Bator, l’artista ha vissuto in una tradizionale ger insieme agli abitanti del luogo, sviluppando il progetto tra la valle del fiume Orhon, la steppa e le aree naturali della Mongolia centrale. Al centro di Mongolian Stories si colloca una riflessione sul rapporto tra essere umano e ambiente, ispirata alla visione del mondo delle comunità nomadi mongole. Nella lingua mongola il termine baigal, utilizzato per indicare la natura, comprende anche l’esistenza umana, esprimendo una concezione nella quale persone, animali e paesaggio appartengono a un unico sistema governato dal Tenger, il cielo.

Da questa prospettiva prende forma il progetto di Ghezzi, che invita simbolicamente uomini, animali, montagne, fiumi, boschi e ogni altro elemento del territorio a “scrivere” il proprio nome su un tessuto bianco. L’obiettivo consiste nel creare le condizioni affinché sia il mondo stesso a manifestarsi. Seguendo la pratica della Naturografia©, sviluppata in oltre vent’anni di ricerca, l’artista ha lasciato lunghe tele di cotone per circa trenta giorni tra i fiumi e le colline della valle dell’Orhon, permettendo a sedimenti, vento, acqua e materia organica di imprimere spontaneamente tracce sulla superficie. Parallelamente, gli abitanti del luogo hanno scritto il proprio nome sugli stessi tessuti utilizzando l’antica calligrafia mongola.

Le tele modellate dall’azione della natura e quelle affidate alla scrittura delle persone sono confluite in un’unica installazione corale, presentata al termine della residenza all’interno di una ger. L’opera si configura come un grande libro collettivo, leggibile dall’alto verso il basso secondo la tradizione della scrittura mongola, nel quale linguaggi umani e linguaggi del paesaggio convivono senza gerarchie. Un racconto costruito da una pluralità di presenze, dove ogni elemento si definisce attraverso la propria “auto-proclamazione”.

Nato a Cortona nel 1978, Roberto Ghezzi ha avviato il proprio percorso artistico nello studio di scultura di famiglia, perfezionando poi la formazione all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Dopo gli esordi nella pittura, la sua ricerca si è progressivamente concentrata sul rapporto tra arte e ambiente naturale, dando vita alle Naturografie©, opere nelle quali i processi naturali diventano parte integrante della creazione artistica.

Negli ultimi anni il suo lavoro è stato presentato in numerose istituzioni internazionali, tra cui il Padiglione Italia della 19ª Biennale di Architettura di Venezia, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, gli Istituti Italiani di Cultura di Oslo e Copenaghen, il Museum of Contemporary Art di Skopje e il Museo della Fine del Mondo di Ushuaia. Parallelamente ha sviluppato residenze e spedizioni artistiche in Islanda, Groenlandia, Nepal, Norvegia, Grecia, Argentina, Tunisia, Sudafrica e Alaska.

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