
Non esiste un solo modo di essere donna. Non esiste un’unica immagine capace di raccontare il femminile contemporaneo. È da questa premessa che prende forma FEMINISM (NOW), la mostra d’arte contemporanea curata da Gina Affinito e ospitata dal 4 all’11 giugno negli spazi di Ikonica Art Gallery a Milano.
Più che una dichiarazione programmatica, il progetto si presenta come una ricognizione aperta sul presente. Un tentativo di osservare il femminile come territorio in continuo movimento, attraversato da esperienze differenti, sensibilità, linguaggi e visioni che convivono senza la necessità di trovare una sintesi definitiva.
Pittura, fotografia, installazione e scultura diventano così strumenti per interrogare una realtà complessa, lontana dalle rappresentazioni univoche. Le opere riunite in mostra non cercano di fornire risposte o definizioni, ma aprono spazi di riflessione attorno a questioni che riguardano identità, corpo, memoria, linguaggio e trasformazione.
A comporre questo mosaico sono gli sguardi di ventidue artisti: Ademara, Luz Batista, Aida Bertinotti, Franco Coccopalmeri, Titti D’Alessandro, Loredana Di Cianni, Silvia Gabardi, Shakar Galajian, GF-Art Casamassima & Mansi, Alessandra Giorgi, Isabella Giovanardi, Rosita Lusignani, Agata Manowska, Antonio Pilato, Paola Ravani, Erwin Seppi, Kay Sorai, Cristina Stellini, Toni Traglia, Fiorentino Trapanese ed Emilio Valeri.
Il titolo stesso della mostra contiene una precisazione significativa. Quel “Now” non indica soltanto una collocazione temporale, ma suggerisce l’urgenza di osservare ciò che il femminismo rappresenta oggi, in una fase storica in cui il dibattito pubblico continua a confrontarsi con temi legati ai diritti, alla rappresentazione e all’autodeterminazione.
L’inaugurazione si è svolta il 4 giugno, mentre la mostra resterà visitabile fino all’11 giugno presso Ikonica Art Gallery, in via Nicola Antonio Porpora 16/A a Milano. Un appuntamento che invita a considerare il femminile non come categoria chiusa, ma come spazio aperto di possibilità, confronto e immaginazione.

Dalla tribou di Zazibou