
Abbiamo finalmente visto tutte le stagioni di Younger, la serie creata da Darren Star e ispirata al romanzo di Pamela Redmond Satran, e possiamo dirlo: all’inizio è stata una vera sorpresa.
La storia di Liza Miller, interpretata da Sutton Foster, parte da un’idea semplice ma efficace: una donna di quarant’anni che, per rientrare nel mondo del lavoro, decide di fingersi molto più giovane e si ritrova catapultata nell’universo brillante (e spietato) dell’editoria newyorkese. Attorno a lei ruotano personaggi riuscitissimi: la brillante Kelsey di Hilary Duff, l’amica artista Maggie interpretata da Debi Mazar, e l’indimenticabile Diana di Miriam Shor.
Le prime stagioni ci hanno conquistati senza sforzo. Younger scorre veloce, è ironica, luminosa, piena di dialoghi brillanti e situazioni in cui è facile riconoscersi: il lavoro che cambia, il peso dell’età, la voglia di ricominciare. Il mondo dei libri fa da sfondo affascinante a storie di amicizia, ambizione e amori complicati. Una serie che si guarda con piacere, che fa sorridere ma anche riflettere su quanto spesso la società metta una data di scadenza alle donne.
Nelle ultime due stagioni la narrazione sembra perdere smalto. Le dinamiche si ripetono, i conflitti si assomigliano sempre di più e molte situazioni danno la sensazione di essere state stiracchiate oltre il necessario. Dove prima c’era freschezza, subentra una certa prevedibilità che rende alcuni episodi quasi automatici.
E soprattutto Liza finisce per assumere il ruolo dell’eroina infallibile. Qualsiasi problema le venga lanciato contro, che sia sentimentale o professionale, lei riesce sempre a cavarsela nel migliore dei modi. Errori che si trasformano in opportunità, bugie che magicamente si sistemano, cadute che diventano trampolini. Una paladina moderna che supera ogni prova senza mai pagare davvero il prezzo delle sue scelte. Divertente, sì, ma col tempo anche un po’ troppo comoda come soluzione narrativa.
Resta il fascino dei personaggi secondari, qualche guizzo ben riuscito, ma il ritmo e la profondità delle prime stagioni sembrano lontani. E arrivati alla fine, con affetto ma anche con una punta di ironia, non possiamo non chiederci: ma poi davvero sembrava di 28 anni?
Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.