Abbiamo visto la serie tv Younger: dall’entusiasmo all’amara riflessione finale

serie tvFebbraio 2, 2026

Abbiamo finalmente visto tutte le stagioni di Younger, la serie creata da Darren Star e ispirata al romanzo di Pamela Redmond Satran, e possiamo dirlo: all’inizio è stata una vera sorpresa.

La storia di Liza Miller, interpretata da Sutton Foster, parte da un’idea semplice ma efficace: una donna di quarant’anni che, per rientrare nel mondo del lavoro, decide di fingersi molto più giovane e si ritrova catapultata nell’universo brillante (e spietato) dell’editoria newyorkese. Attorno a lei ruotano personaggi riuscitissimi: la brillante Kelsey di Hilary Duff, l’amica artista Maggie interpretata da Debi Mazar, e l’indimenticabile Diana di Miriam Shor.

Le prime stagioni ci hanno conquistati senza sforzo. Younger scorre veloce, è ironica, luminosa, piena di dialoghi brillanti e situazioni in cui è facile riconoscersi: il lavoro che cambia, il peso dell’età, la voglia di ricominciare. Il mondo dei libri fa da sfondo affascinante a storie di amicizia, ambizione e amori complicati. Una serie che si guarda con piacere, che fa sorridere ma anche riflettere su quanto spesso la società metta una data di scadenza alle donne.

Poi però, andando avanti fino in fondo, qualcosa si inceppa.

Nelle ultime due stagioni la narrazione sembra perdere smalto. Le dinamiche si ripetono, i conflitti si assomigliano sempre di più e molte situazioni danno la sensazione di essere state stiracchiate oltre il necessario. Dove prima c’era freschezza, subentra una certa prevedibilità che rende alcuni episodi quasi automatici.

E soprattutto Liza finisce per assumere il ruolo dell’eroina infallibile. Qualsiasi problema le venga lanciato contro, che sia sentimentale o professionale, lei riesce sempre a cavarsela nel migliore dei modi. Errori che si trasformano in opportunità, bugie che magicamente si sistemano, cadute che diventano trampolini. Una paladina moderna che supera ogni prova senza mai pagare davvero il prezzo delle sue scelte. Divertente, sì, ma col tempo anche un po’ troppo comoda come soluzione narrativa.

Resta il fascino dei personaggi secondari, qualche guizzo ben riuscito, ma il ritmo e la profondità delle prime stagioni sembrano lontani. E arrivati alla fine, con affetto ma anche con una punta di ironia, non possiamo non chiederci: ma poi davvero sembrava di 28 anni?

Loading Next Post...
Follow
Sign In/Sign Up Sidebar Search
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...