Da vedere assolutamente: Tip Toe, la serie in punta di piedi dentro il nostro presente

serie tvSettembre 30, 2026

Questa serie mi ha devastata. Parto da qui. Disturba, fa riflettere, fa arrabbiare. E no, non è una storia vera, ma andiamo con ordine.

Tip Toe è una miniserie in cinque episodi scritta da Russell T Davies e ambientata a Manchester, costruita intorno a due uomini che abitano l’uno accanto all’altro da quattordici anni. Leo Struthers, interpretato da Alan Cumming, è il proprietario di un bar gay di Canal Street; Clive Goss, interpretato da David Morrissey, vive accanto a lui con la moglie Marie e i figli George e Saul. I due si conoscono da tempo e condividono quella strana familiarità che nasce tra vicini: abbastanza prossimi da conoscere frammenti delle rispettive esistenze, non abbastanza da potersi dire davvero amici.

Quell’equilibrio comincia però a guastarsi quando una serie di episodi incrina la convivenza e Leo scorge in Clive qualcosa che prima non aveva visto, o che aveva preferito non vedere. Le posizioni dell’uomo diventano sempre più ostili nei confronti del mondo di Leo e quella che potrebbe sembrare una schermaglia privata si allarga rapidamente fino a coinvolgere le loro famiglie, il locale, gli amici e un’intera comunità. Dentro questa contrapposizione acquista sempre maggiore importanza George, il figlio di Clive, che custodisce una parte della propria vita sconosciuta al padre e rende molto meno semplice la divisione tra due mondi apparentemente inconciliabili.

La trama, tuttavia, racconta soltanto una parte di ciò che rende Tip Toe una serie insolita, perché la vera sorpresa arriva quando i personaggi cominciano a parlare e Russell T Davies concede loro qualcosa che la televisione contemporanea ha sempre meno voglia di concedere: il tempo di sostenere un pensiero. I personaggi discutono, si contraddicono, dicono cose intelligenti e subito dopo altre discutibili, portando dentro una vicenda privata questioni che riguardano il tempo presente.

Si parla di diritti, di disinformazione, di omofobia, ma soprattutto di cosa succede quando qualcosa che pensavamo definitivamente acquisito torna a essere materia di discussione; si parla del linguaggio e della facilità con cui parole fino a poco tempo prima considerate irricevibili possano tornare a circolare, prima timidamente e poi con una disinvoltura sempre maggiore.

Tip Toe significa muoversi in punta di piedi e Davies sembra suggerire che certi cambiamenti possono insinuarsi nelle conversazioni quotidiane e nelle opinioni che ieri sarebbero sembrate sconvenienti e che oggi vengono accolte come una posizione legittima fra le altre.

Non è una storia vera, ma viene trattata come tale, anche i personaggi vengono “archiviati” nel racconto del loro futuro possibile.
Questa scelta aiuta a immedesimarsi di più nella storia e a smuovere quel senso di responsabilità che riguarda tutti.
Non riesco a smettere di pensarci. Una serie disturbante con un alto intento morale e sociale. Che amarezza, però.

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