Recensione libro | Oltre maschere e coriandoli: il vero volto del Carnevale nel saggio di Carlo Lapucci

LibriRECENSIONIGennaio 26, 2026

Per la nostra rubrica dedicata alle novità editoriali non poteva mancare Carneval, non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale di Carlo Lapucci (Graphe.it), un saggio culturale che restituisce profondità e complessità a una delle feste più popolari e, allo stesso tempo, più fraintese del nostro immaginario collettivo. Un saggio prezioso per chi vuole andare oltre la superficie della festa, per chi ama le tradizioni, per chi è curioso di scoprire cosa si nasconde dietro uno dei momenti più colorati dell’anno.

Lo abbiamo letto per voi

Con una scrittura fluida, mai accademica, capace di intrecciare sapere storico e racconto popolare, Lapucci accompagna il lettore in un percorso che illumina gesti e parole che spesso ripetiamo per abitudine senza conoscerne l’origine. Un vero e proprio viaggio antropologico che attraversa il ciclo dell’anno, i segnatempo naturali, la scansione delle stagioni e delle ricorrenze, per arrivare al Carnevale non come semplice parentesi ludica fatta di maschere e coriandoli, ma come rito antico, stratificato, legato alla sopravvivenza, alla comunità e alla vitalità umana nei mesi più duri dell’inverno. Un percorso che alterna disegni, citazioni, testimonianze storiche, proverbi e usanze popolari, costruendo una narrazione ricca e accessibile. Insomma una piccola Bibbia carnascialesca che mette insieme, passo dopo passo, una narrazione lunga secoli ma dal fare contemporaneo.

Cosa abbiamo amato

Uno degli aspetti più affascinanti del volume è l’onestà con cui viene affrontato il tema del Carnevale. Ad esempio, si legge che non esiste una data di nascita precisa, né una spiegazione univoca della sua etimologia: carne levare, carne vale, carna aval. In tutte le ipotesi ricorre la parola “carne”, intesa sia come alimento sia come dimensione corporea dell’uomo, con i suoi bisogni e desideri. È proprio in questa oscillazione tra abbondanza e privazione che il Carnevale trova il suo senso profondo: il tempo dell’eccesso che precede la Quaresima, il momento in cui ci si concede tutto prima del lungo periodo di rinuncia.
Attraverso proverbi, rituali e racconti popolari, Lapucci mostra come questa dinamica sia sempre stata centrale. Dal Berlingaccio al Giovedì Grasso, dalle feste sfrenate ai richiami morali cristiani, il Carnevale si configura come una lunga parentesi che, in alcune tradizioni, arriva addirittura a estendersi per mesi, includendo il Carnevale ambrosiano, quello “piccolo” di Quaresima e persino il Carnevale d’autunno legato a San Martino.

Ancora, ciò che ci ha affascinato è il collegamento tra mondi apparentemente lontani ma che in queste pagine trovano una dimensione reale, esatta. Un esempio è il citato simbolismo del numero quaranta, ricorrente nella Bibbia, nelle tradizioni popolari e nella concezione del tempo come purificazione e passaggio: i quaranta giorni del diluvio, del digiuno di Cristo, della Quaresima, delle malattie, fino ai proverbi meteorologici e agricoli che ancora oggi sopravvivono nel linguaggio comune.

Tra le pagine più suggestive ci sono quelle dedicate al fantoccio del Carnevale, il “re della festa” portato in trionfo e poi simbolicamente processato, deriso e infine bruciato in piazza. Un capro espiatorio collettivo che porta con sé il male, la follia, gli eccessi dell’anno trascorso per lasciare spazio alla rinascita. A questo rito si lega l’antichissima usanza del testamento del Carnevale, ancora viva in molte comunità: un momento pubblico in cui, tra ironia e satira, vengono messi in scena fatti reali e personaggi del paese, restituendo l’immagine di una società compatta, dove tutti si conoscono e partecipano allo stesso racconto collettivo.

Non manca un approfondimento sulle maschere, nate spesso per ridicolizzare tipi umani e atteggiamenti sociali, sui cortei, i carri trionfali, gli scherzi, le barricate simboliche e le provocazioni che rompono le regole quotidiane per permettere all’individuo di mostrare una parte nascosta di sé. Il Carnevale, in questa prospettiva, non è mai pacifico ma è rottura e comunicazione, uno spazio di libertà temporanea.

Il volume si arricchisce anche di uno sguardo linguistico, attraverso proverbi e modi di dire che raccontano la fame, l’abbondanza, la paura dell’inverno e il legame con i cicli lunari che regolano la data della Pasqua e, di conseguenza, quella del Carnevale. Un patrimonio orale che diventa documento storico dove Lapucci non idealizza il presente ma mostra come, in molti luoghi, il Carnevale abbia perso la sua dimensione rituale trasformandosi in evento turistico, svuotato delle sue motivazioni originarie. E insieme a questo cambiamento sembra affievolirsi anche l’antica concezione del tempo, fatta di attese, passaggi, purificazioni e rinascite. Un tempo che noi di Zazibou, abbiamo voluto impiegare così: a leggere e scrivere di un libro che merita di essere letto.


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