
Lungi da me, o limosine
d’un mondo imbellettato,
chicche donate ai bamboli
d’un popolo affamato!
Lungi da me l’ingenua
fede dei tardi ingegni,
che spengansi gli sdegni
coll’agape d’un dì!
Quanto può essere intenso un libro piccolo piccolo ma grande nelle sue parole? Sguardi di Natale, pubblicato da Graphe.it, appartiene a questa famiglia: un piccolo volume che mette in dialogo un racconto di Emilio De Marchi, con un testo inedito di Barbara Baffetti, autrice contemporanea capace di esplorare le fragilità del sentire senza appesantirle. Due sguardi che si accostano, tra il passato e il presente, facendo del Natale due grandi occhi capaci di smuovere due livelli: ciò che rimane e quel che cambia.
Ed è di questo che scriverò oggi. Ho letto e riletto questo libricino più e più volte arrivando a una nuova, vecchia conclusione: ogni nuova lettura è un nuovo sguardo, una nuova possibilità di interpretazione. In questo caso, uno spaccato visionario della realtà che restituisce la complessità del presente capace di aprire una fenditura di quiete.

Ma andiamo con ordine.
Il componimento di Ferdinando Fontana “Per il Santo Natale” scritto il 25 dicembre del 1876, che si presta sia all’apertura di questo articolo che del libro, è una poesia di denuncia morale e sociale, che pur avendo la sua veneranda età di quasi 150 anni, risulta essere francamente molto moderna. Il Natale, una festa dedita alla bontà e alla pace (non è forse vero che a Natale siamo tutti più buoni?) nasconde ipocrisia e consumismo. Non è un caso che si parli di “orgia di cibo”, di sangue di animali che divengono così il mezzo compiacente per una maschera momentanea che i più indossano. Poesia polemica sì, pungente anche, ma profondamente etica. Un modo onesto e sincero per rispondere a una domanda che i più si pongono: a cosa serve la poesia? A questo, ad aprire mondi e a non dire, come spesso accade, ciò che qualcuno si aspetta di sentire. Ed è per questo che ciò che mi ha colpito di più è la critica pungente alla poesia tradizionale natalizia che risulta, specialmente in questo periodo, ipocrita e falsa, prendendo di mira bambini mettendoli al centro di dolci melodie che nascondono la vera realtà del Natale. Attuale, decisamente. Nota per i lettori: sì, la poesia è del 1876.
Con questa premessa, si snoda il racconto “Storia di una gallina” di Emilio De Marchi, dedicato a un animale apparentemente insignificante ma che restituisce, anche qui, un’idea di intimità domestica ponendosi come filo narrativo costante e mai semplificato. Lo scritto, tenero e capace di far riaffiorare immagini d’un tempo, fa leva su come il Natale si sia snaturato nel tempo, divenendo un insieme di “tanto”, dimenticando che quel “poco”, ormai lontano, era il modo più sincero di tenersi insieme. Con una scrittura diretta, De Marchi fa così emergere un lontano e nostalgico sentimento di semplicità quando “il Natale veniva innanzi colle sue scarpe di feltro“.
A seguire, Barbara Baffetti con “Un cavallo a dondolo per Natale” che immerge il lettore in quel suddetto tanto, in un contesto apparentemente pieno e perfetto: lavoro, figli, famiglia, una casa. Un racconto moderno che assorbe quello classico, ponendo al centro un elemento, un cavallo a dondolo scrutato in un negozio di giocattoli capace di far “riemergere desideri sopiti“. Così l’autrice costruisce una riflessione sul vuoto che ciascuno porta dentro, uno spazio franco che diventa un’eco forte e stonato in un contesto in cui le festività con il loro caos e con la loro apparenza, amplificando senza pietà. Può un elemento farsi da riempimento e rendere una vita piena, non perfetta? Con delicatezza e compostezza, anche questo racconto dona un’apertura sul presente con un taglio netto. Dove siamo ora e cosa siamo diventati e, soprattutto, cosa vogliamo essere.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.