“Morire non importa. The Cure: le radici del mito”: una graphic novel alle origini della più luminosa delle epoche oscure

Nuove usciteLibriMaggio 2, 2025

C’era una volta il buio. Ma era un buio che brillava. Lo attraversavano ciocche cotonate, eyeliner sbavato, chitarre taglienti come rasoi e versi sussurrati o urlati come preghiere laiche. Lo chiamarono dark, e fu un’epoca. Anzi, fu l’inizio di una lingua nuova. E tra tutte le voci che la parlarono, una si alzò più netta, più malinconica, più bella delle altre: quella dei Cure.

A raccontare quel tempo sospeso tra tenebra e poesia arriva ora “Morire non importa. The Cure: le radici del mito”, graphic novel firmata da Lorenzo Coltellacci e Mattia Tassaro (edita da People). Un’opera che non si limita a celebrare, ma scava. Che non disegna un’icona, ma ne svela le crepe, i sogni, le ossessioni.

Il libro si concentra su un triennio fondamentale: 1980-1982. Tre anni, tre dischi – Seventeen Seconds, Faith, Pornography – che segnano la nascita, la crisi e la rinascita di un gruppo destinato a diventare culto. È la storia di tre ragazzi – Robert Smith, Simon Gallup, Lol Tolhurst – che inventano una musica che suona come un presagio e come una carezza, e che nel farlo cambiano per sempre il panorama sonoro degli anni Ottanta. E forse anche il mondo.

I disegni di Tassaro traducono in immagini quella densità emotiva che è cifra stilistica dei Cure. Non ci sono solo concerti, interviste e registrazioni: c’è l’insonnia, il fumo, i silenzi. C’è la provincia inglese che si fa teatro di rivoluzioni interiori. C’è la fragilità. E soprattutto, c’è la poesia del non arrendersi mai, neanche quando tutto spinge a mollare.

Coltellacci, già autore di saggi musicali, costruisce una narrazione che vibra come un basso distorto: essenziale, dolorosa, sincera. Nessun mito, solo la verità delle notti sbagliate e delle note giuste. Una verità che, come la musica dei Cure, sa ancora parlare a chi cerca un rifugio nel buio. O una fessura da cui far entrare la luce.

“Morire non importa” non è solo per chi ama i Cure. È per chi sa che la bellezza può nascere anche dal dolore, che il nero non è solo una fine ma spesso un inizio. E che, a volte, bastano tre ragazzi e tre dischi per cambiare tutto.

Loading Next Post...
Follow
Sign In/Sign Up Sidebar Search
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...