
Li amiamo perché sono brillanti, complicati, magnetici, divertenti, spesso completamente fuori di testa. Li seguiamo per stagioni intere, facciamo il tifo per loro e qualche volta arriviamo persino a pensare: «Quanto vorrei conoscere una persona così». No. Non la vorremmo conoscere. Soprattutto, non vorremmo trovarcela davanti alla macchinetta del caffè alle 8.47 del lunedì mattina.
Perché una cosa è guardare un personaggio ingestibile dal divano, un’altra è ricevere da lui una mail con oggetto “URGENTE” alle 18.56. Abbiamo quindi provato a immaginare alcuni celebri personaggi delle serie TV alle prese con riunioni, ferie, chat aziendali e pause pranzo. Il risultato conferma una teoria: alcuni dei migliori personaggi televisivi sarebbero i peggiori colleghi possibili.
Michael Scott – The Office
Partiamo dall’ovvio. Michael sarebbe il collega che trasforma una riunione di quindici minuti in un’esperienza di due ore e mezza. Organizzerebbe team building che nessuno ha chiesto, compleanni aziendali con partecipazione emotiva obbligatoria e giochi motivazionali mentre tu stai semplicemente cercando di finire un Excel. La frase che pronuncerebbe più spesso sarebbe: «Ragazzi, cinque minuti tutti in sala riunioni». Non saranno mai cinque minuti.
Livello di sopportazione: 3/10.
Dwight Schrute – The Office
Il collega che conosce il regolamento aziendale meglio delle Risorse Umane. Sa quanti minuti hai impiegato durante la pausa pranzo, ricorda che martedì sei arrivato alle 9.07 e possiede sicuramente un foglio Excel nel quale registra le performance di tutti pur non avendo ricevuto alcun incarico per farlo. Quando il capo è assente assume spontaneamente il comando. Il capo, naturalmente, non glielo ha chiesto.
Livello di sopportazione: 2/10.
Wednesday Addams – Wednesday
Arriverebbe puntuale, farebbe il suo lavoro e rispetterebbe le consegne. Fin qui, collega ideale. Il problema comincerebbe quando proveresti a coinvolgerla nella conversazione del lunedì mattina. «Com’è andato il weekend? Hai fatto qualcosa di bello?». Lei probabilmente risponderebbe di aver contemplato l’inevitabilità della morte e tu torneresti lentamente alla tua scrivania. In compenso, possiamo ragionevolmente presumere che non manderebbe mai un vocale di sette minuti.
Livello di sopportazione: 7/10.
Carrie Bradshaw – Sex and the City
Carrie sarebbe quella che entra alle 10.23 con un cappotto meraviglioso, un caffè da asporto e una storia sentimentale che diventa immediatamente il principale argomento della giornata lavorativa. Ha una deadline alle 12, ma alle 11.47 sta ancora cercando di capire insieme a te cosa volesse dire esattamente quel «vediamo» ricevuto la sera precedente. Poi consegna. E la cosa irritante è che probabilmente consegna anche bene.
Livello di sopportazione: 6/10.
Carmy Berzatto – The Bear
Alle 9.01 ha già individuato diciassette problemi che tu ignoravi esistessero. Lavora tantissimo, pretende tantissimo e possiede quella particolare energia grazie alla quale anche chiedergli «vuoi un caffè?» sembra richiedere una valutazione preventiva dei rischi. Con lui il progetto verrebbe probabilmente benissimo. Tu, invece, arriveresti alla consegna emotivamente distrutto.
Livello di sopportazione: 2/10.
Emily Cooper – Emily in Paris
Ogni cosa diventerebbe contenuto. Primo giorno del nuovo stagista? Reel. Pranzo aziendale? Stories. Nuova macchinetta del caffè? «Ragazzi, potremmo costruirci una campagna». Mentre tutti cercano semplicemente di lavorare, Emily sta già proponendo un hashtag, una partnership e qualcosa di «super autentico». La odieresti fino al momento esatto in cui il cliente approva la sua idea.
Livello di sopportazione: 5/10.
Ross Geller – Friends
Ross sarebbe il collega che deve precisare. Sempre. Hai raccontato una cosa durante la pausa pranzo? Precisazione. Hai utilizzato una parola impropriamente? Precisazione. Hai espresso un’opinione su un argomento che conosce? Preparati. La frase più pericolosa da pronunciare in sua presenza sarebbe: «Vabbè, più o meno è la stessa cosa». Non lo è. E Ross impiegherà i successivi venticinque minuti a spiegarti perché.
Livello di sopportazione: 4/10.
Logan Roy – Succession
Con Logan non esisterebbero colleghi, ma soltanto potenziali traditori. Ogni riunione sarebbe una guerra psicologica, ogni promozione l’inizio di una faida dinastica e ogni «posso parlarti un attimo?» provocherebbe un immediato aggiornamento del curriculum. In compenso, dopo tre mesi con lui Michael Scott sembrerebbe un illuminato teorico del welfare aziendale.
Livello di sopportazione: 0/10.
E poi c’è quello che siamo noi
Perché è molto facile scegliere il collega peggiore guardando le serie TV. Poi arriva il momento dell’autocritica. Quello che manda vocali di quattro minuti, quella che risponde «ricevuto» alle mail mettendo tutti in copia, quello che propone una call per decidere quando fare un’altra call, quella che scrive «buongiornoooo» nella chat aziendale, quello che alle 17.58 domanda: «Ragazzi, prima che andiate via, una cosa velocissima».
Magari il personaggio insopportabile della serie siamo noi. E gli altri stanno soltanto aspettando il finale di stagione.

Dalla tribou di Zazibou






