
Diciamolo senza girarci troppo intorno: quest’anno, alla Notte della Taranta, il vestito più bello lo portava Welo, rapper che nell’ultimo periodo si è fatto largo con la sua voce e il suo linguaggio, mentre cantava Core meu.
Firma il capo Cristiano Accogli, ventiquattro anni, di Andrano e il ricordo delle mani di sua nonna Pina. Perché sì, l’uncinetto, quello delle nostre nonne, quello dei centrini sul comò che da bambini guardavamo con un misto di noia e soggezione, torna a essere linguaggio, e stavolta lo fa sul corpo di Welo.
È qui che l’abito diventa interessante, oltre che bellissimo, almeno per me! Mette insieme due cose che a Melpignano raramente si guardano con la stessa intensità: il rito antico, quello della pizzica, del morso, della terra che cura se stessa cantando, e l’urgenza contemporanea di un ragazzo che scrive rap, con la sensibilità di chi la provincia la conosce da dentro. Non un costume di scena calato sul personaggio, ma un progetto nato dal dialogo: è stato lo stesso Welo a cercare Accogli, a chiedergli di trasformare un’idea in un look pensato apposta per quel palco, per quella luce, per quella notte.
E il lavoro si vede tutto: la lavorazione all’uncinetto, i ricami, impreziositi da Swarovski e paillettes applicati uno ad uno, per costruire luce e movimento sul corpo mentre si muove.
Il risultato è un pezzo completamente personalizzato, su misura, fatto in Salento, che tiene insieme l’artigianalità di una tradizione tessile antichissima e una ricerca stilistica che guarda avanti, non indietro. La stessa contraddizione bellissima che regge tutta la serata: la pizzica che incontra il rock, il fado, l’urban, e non si spezza, si allarga.
Ma è sul corpo di Welo che tutto ciò funziona meglio che altrove. Un ragazzo delle nuove generazioni, cresciuto nella provincia che racconta senza filtri nei suoi testi, avvolto in un capo che porta la memoria delle mani di una nonna. Tradizione e contemporaneità che non si limitano a convivere: si toccano, si tengono sul proprio corpo. Ed è forse questo il vero pezzo di narrazione salentina della serata: non serve rinnegare da dove si viene per essere, con tutta l’urgenza del presente, se stessi.
Fatto a mano. Fatto su misura. Prodotto in Salento. Non è uno slogan. È, in tre parole, tutto quello che il Salento sa fare quando smette di raccontarsi in cartolina.
ph Mattia Chetta

Sono Antonietta Caragnano, ma chiamatemi Anto. Un’anima con la Puglia nel DNA e il mondo nel cuore, sempre pronta a scoprire e raccontare. Appassionata di natura, viaggi (“una dal trolley facile”!) e di tutto ciò che nutre corpo e spirito: cibo, vino, arte, sapere, incontri e racconti. Ho una formazione classica, studi in giurisprudenza, e un interesse spiccato per la lettura e la scrittura, da sempre mie complici nel fantasticare e sognare. Ho avuto il piacere di immergermi nel mondo del turismo, occupandomi, in tempi non sospetti, di curare le experience che rendevano indimenticabili i viaggi per chi scopriva il nostro paese. Dopo anni trascorsi a organizzare eventi e a tessere trame di comunicazione in giro per l’Italia, eccomi qui, come una figliola prodiga, di nuovo a Lecce.
Qui su Zazibou, mi dedico a scrivere storie e a condividere un po’ del mio mondo vagabondo, rientrata per ora a casa ma con un occhio sempre all’orizzonte. Chissà cosa ci riserva il futuro!






