
Lo ammettiamo: abbiamo iniziato Free Bert senza troppe aspettative. Quelle classiche serie che sembrano partire leggere, quasi da comedy semplice e che pensi di guardare distrattamente mentre fai altro. E invece no. Perché Free Bert gioca proprio su questo: all’inizio non sembra quello che poi diventa.
Dunque, abbiamo visto Free Bert, la nuova serie Netflix con protagonista il comico americano Bert Kreischer, e dobbiamo dirlo: non ce l’aspettavamo così. Quella che all’inizio sembra una classica sitcom ironica e un po’ sopra le righe, si trasforma episodio dopo episodio in un racconto più sfaccettato, capace di alternare risate imbarazzate a momenti decisamente più sinceri.
La serie segue una versione romanzata dello stesso Kreischer, alle prese con la vita familiare e con l’ingresso delle sue figlie in una scuola privata super esclusiva di Beverly Hills. Il suo modo di essere diretto, disordinato e completamente fuori posto rispetto all’ambiente patinato che lo circonda diventa il motore di situazioni comiche, ma anche il pretesto per raccontare dinamiche sociali, aspettative e piccoli conflitti quotidiani.
All’inizio Free Bert sembra puntare tutto sulla comicità cringe e sulle differenze di stile di vita tra Bert e gli altri genitori super chic. Ma andando avanti emergono anche temi più profondi: il rapporto con le figlie, la difficoltà di restare se stessi in un mondo che ti chiede continuamente di adattarti, e quel confine sottile tra libertà personale e responsabilità.
Accanto a Bert Kreischer troviamo Arden Myrin nel ruolo della moglie LeeAnn, e le giovani Ava Ryan e Lilou Lang nei panni delle figlie, che riescono a dare alla serie una dimensione familiare credibile e meno caricaturale di quanto ci si aspetterebbe. Il consiglio, quindi, è di non fermarsi alla prima puntata perché Free Bert cambia passo col tempo e mostra una scrittura più attenta di quanto lasci intendere l’avvio leggero.
E poi c’è il finale. Decisamente aperto. Uno di quei finali che non chiudono il cerchio ma anzi fanno pensare chiaramente a un seguito. Se ci sarà un secondo capitolo (e tutto sembra andare in quella direzione), possiamo aspettarci un nuovo round delle avventure di Bert, probabilmente sempre fuori dagli schemi… e sì, magari ancora senza maglietta.
Qui il trailer: https://youtu.be/Ei-bNnwnvB0
Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.