
Da Belfast al paradiso (How to Get to Heaven from Belfast) l’abbiamo vista, sì. E, come sempre, facciamo un riepilogo per chi ci legge.
La nuova serie firmata Lisa McGee e uscita su Netflix in questo febbraio 2026 è un thriller in 8 episodi che mescola mistero e dark comedy con un ritmo abbastanza serrato. La storia parte da un evento preciso: la morte, apparentemente poco chiara, di una ex compagna di scuola. Tre amiche adulte si ritrovano così a Belfast, costrette a confrontarsi con un passato che pensavano archiviato.
La struttura funziona: ogni episodio aggiunge un dettaglio, sposta il sospetto, introduce una nuova possibilità. Non è un thriller d’azione, ma un racconto che lavora sulle relazioni, sui non detti, sulle dinamiche di gruppo e qui trova la sua forza.
Il tono ironico è uno dei punti migliori della serie. L’umorismo non alleggerisce soltanto, ma diventa uno strumento per rendere più credibile e umano il racconto. La tensione resta alta quasi fino alla fine, anche se – va detto – il finale ci è sembrato un po’ troppo sbrigativo. Dopo una costruzione così attenta del mistero, forse ci aspettavamo un colpo di scena più netto, meno lineare.
Abbiamo apprezzato molto il personaggio del poliziotto: per buona parte della stagione sembrava quasi destinato a rivelarsi il vero antagonista. Era tutto fin troppo coerente per non nascondere qualcosa e invece la serie sceglie una strada diversa, giocando con le aspettative dello spettatore.
Molto riuscito anche il personaggio di Booker, interpretato con grande intensità: presenza forte, credibile, mai sopra le righe. In generale le attrici sono state davvero brave e la chimica tra le protagoniste regge l’intero impianto narrativo. Il finale rimane piuttosto aperto, lasciando spazio a una possibile seconda stagione.
In sintesi: non perfetta, con qualche accelerazione finale di troppo, ma coinvolgente, ben interpretata e capace di mantenere alta l’attenzione. Vedetela. Ne vale comunque la pena, “amica mia”.
Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.