Barracuda Queens: la serie svedese che trasforma il crimine in un gioco da ragazze

serie tvGiugno 17, 2025

Tra ville lussuose, amicizie pericolose e bicchieri di champagne lasciati come firma: ispirata a una storia vera, ma con tutta la libertà della fiction

Cosa succede quando l’adolescenza incontra il crimine? Barracuda Queens, la serie svedese distribuita da Netflix, prova a rispondere con sei episodi (più altri sei nella stagione appena uscita) che mescolano drammi da liceo, desiderio di rivalsa e furti in ville da sogno. Un racconto che parte da un fatto realmente accaduto negli anni Novanta, ma che prende il volo verso una direzione del tutto nuova.

L’idea: rubare per noia (e per orgoglio)

Lollo, Klara, Frida, Mia e Amina non hanno problemi economici. Vivono in uno dei quartieri più ricchi di Stoccolma, frequentano le migliori scuole e passano le giornate tra feste, vestiti firmati e selfie. Eppure, qualcosa manca. Quando una di loro rischia di essere denunciata per un danno in una casa che non poteva permettersi di affittare, il gruppo decide di entrare nella villa per riprendersi ciò che “è loro”. È l’inizio di una discesa—o forse di una scalata?—verso una serie di furti sempre più audaci, mascherati da gioco ma spinti da un sottile senso di giustizia privata.

Dietro la fiction, un’eco di realtà

Non è tutto inventato. Negli anni Novanta, una vera gang composta da giovani uomini benestanti seminò il panico tra le famiglie più ricche di Lidingö, altra isola dorata della capitale svedese. Rubavano oggetti di lusso, vini d’annata, opere d’arte. Lasciavano sul tavolo bicchieri di champagne vuoti: una firma teatrale, una sfida. Furono arrestati, ma lasciarono dietro di sé un alone di leggenda.

La serie prende quella vicenda maschile e la ribalta: qui il potere è femminile, l’azione si tinge di rossetto e alle feste si arriva in auto rubate.

Libertà creativa e licenza poetica

Della cronaca, Barracuda Queens conserva il clima: un benessere che stordisce, una giovinezza che cerca senso, una criminalità patinata. Ma tutto il resto è rielaborato. Il furto diventa una ribellione estetica, quasi un atto politico. Non si ruba per necessità, ma per ribadire che anche chi ha tutto può sentirsi imprigionato.

La seconda stagione, uscita nel giugno 2025, rilancia con un colpo da museo e nuove tensioni tra le protagoniste, ormai adulte, alle prese con lavori frustranti e sogni disillusi. È un altro atto di sfida, un tentativo di riconquistare potere e controllo, anche se attraverso l’illegalità.

Da vedere perché

Non è una semplice serie teen. È un heist-drama travestito da coming-of-age, una riflessione sul privilegio, sull’amicizia femminile e su cosa succede quando il mondo ti dà tutto ma ti nega il senso.
Con una fotografia curatissima, dialoghi taglienti e una colonna sonora anni ’90 che gioca con nostalgia e ironia, riesce a parlare anche a chi quel decennio l’ha solo sentito raccontare.

In sintesi

È una storia vera?
Sì, liberamente ispirata a un fatto di cronaca svedese: una gang di ragazzi ricchi che svaligiava case con l’eleganza di chi non ha bisogno di nulla.
È una storia nuova?
Assolutamente sì: Barracuda Queens cambia il genere, ribalta la prospettiva e ci ricorda che le ragazze sanno fare squadra. Anche per organizzare un furto impeccabile.

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