
Questa non è la classica serie romantica. Too Much prende la struttura della rom-com e la rovescia con ironia e lucidità, costruendo una storia che parla di relazioni, solitudini e fragilità senza mai cercare l’effetto facile o il lieto fine convenzionale. È una serie che esplora il caos emotivo dei trentenni di oggi con la stessa sensibilità scomoda che aveva fatto di Girls un cult: qui si ride, ci si imbarazza, ci si riconosce, a volte con fastidio, a volte con tenerezza.
La protagonista, Jessica, è un’americana che vola a Londra dopo un grande dolore sentimentale, con la speranza di rimettersi in piedi. Ma Londra, con i suoi spazi indecifrabili e la sua indifferenza elegante, non è il luogo delle risposte facili. Lo diventa, piuttosto, un contesto in cui perdersi di nuovo — ma forse in modo più consapevole. L’incontro con Felix, musicista disilluso e sfuggente, non è la svolta, ma un’altra curva in un percorso affettivo pieno di deviazioni.
Ci piace Too Much perché riesce a raccontare la complessità dei legami contemporanei senza giudizio né moralismi. Perché parla di chi prova a ricominciare quando tutto sembra andare storto, e lo fa con una scrittura che sa essere leggera anche quando affonda il colpo. Perché riesce a dire cose profonde senza mai prendersi troppo sul serio.
Dunham non è solo autrice: la sua voce è ovunque, nei dialoghi brillanti e nella capacità di ritrarre l’intimità senza filtri. Il cast è corale, sorprendente, con apparizioni che fanno sorridere e un equilibrio riuscito tra volti noti e nuovi talenti.

Dalla tribou di Zazibou