Serie tv │ No Good Deed: quando vendere casa diventa un atto criminale (o quasi)

serie tvMaggio 18, 2025

Cosa succede quando il sogno americano prende la forma di una casa – e quella casa è piena di crepe, segreti, lutti e piani di fuga malamente mascherati da annunci immobiliari? No Good Deed, la nuova miniserie firmata da Liz Feldman (già creatrice di Dead to Me), risponde con una commedia nera che sa di farsa e tragedia in egual misura. Disponibile su Netflix, la serie racconta un racconto tutto in discesa: dalla facciata patinata di una villa a Los Angeles fino agli abissi affettivi di chi quella casa la vive, la lascia, o cerca di comprarla.

Protagonisti della serie sono Lydia e Paul Morgan – interpretati da una sorprendente Lisa Kudrow e da un malinconico Ray Romano – una coppia di genitori “in pensione” dal mestiere più difficile (quello di sopravvivere a un figlio scomparso), pronti a vendere la loro dimora per cominciare da capo. Ma nessun inizio può esistere senza una fine: e la loro, come scopriremo presto, è piena di nodi che nessuna chiave domestica può sciogliere.

Attorno alla casa si muovono come api su un fiore tre famiglie in lizza per l’acquisto, ciascuna con le proprie tensioni, nevrosi, disfunzioni e sogni apparentemente rispettabili. In realtà, dietro i progetti da rivista d’arredamento, le foto dei figli perfetti e le carriere levigate, si agita un’umanità fallibile, che vuole comprare un pezzo di felicità e invece finisce in un teatro di sospetti e colpi bassi.

Il risultato è una serie dal tono ibrido e spiazzante: un po’ satira sociale, un po’ thriller relazionale, un po’ tragicommedia domestica. Liz Feldman gioca con i codici del mistery ma li svuota, li deforma, li piega al sorriso amaro del quotidiano. Non ci sono investigatori, ma c’è un colpevole. Non c’è un delitto, ma c’è un dolore da cui fuggire.

Il ritmo della narrazione è sostenuto dai dialoghi serrati, dalle micro-esplosioni emotive e da un uso intelligente degli spazi (la casa, innanzitutto, vero e proprio personaggio). Ma il punto di forza resta il cast, che riesce a restituire autenticità anche nei momenti più surreali. Kudrow sorprende per misura e profondità, Romano funziona benissimo nel registro dell’uomo sconfitto ma ancora in cerca di un senso.

Certo, non tutto fila liscio. Alcune sottotrame sembrano più accessori d’arredo che fondamenta narrative, e qualche dialogo indulge nel grottesco più del dovuto. Ma è proprio in questo sbandamento continuo, in questo equilibrio instabile tra il ridere e il tremare, che No Good Deed trova la sua identità.

Per chi è questa serie?
Per chi ha amato Dead to Me, per chi sogna case perfette ma sa che i muri trattengono voci e pianti, per chi ha bisogno di una storia che dica, sottovoce: anche l’inizio più pulito può nascondere un disastro.

E forse, in fondo, nessuna buona azione resta davvero impunita.

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