Se c’è Natasha Lyonne, quella serie va guardata.

serie tvAgosto 13, 2026

Natasha Lyonne mi piace particolarmente. Potrei fermarmi qui, dichiarare apertamente la mia scarsa imparzialità e consigliare qualsiasi serie abbia il suo nome nel cast. Finora, tra l’altro, ha funzionato.

Per molti l’incontro è arrivato con Orange Is the New Black. Era il 2013 e Netflix cominciava a cambiare il nostro modo di guardare le serie tv. Dentro il carcere di Litchfield, tra decine di personaggi destinati a diventare familiari, Lyonne era Nicky Nichols. Rossa, spettinata, sarcastica, sfacciata, con la battuta pronta anche quando, diciamolo su, non c’era poi molto da ridere.

Nicky stava lì e poteva tranquillamente restare uno dei tanti personaggi di una serie corale. Tuttavia, è diventata uno dei volti che ricordiamo meglio. Lyonne aveva già alle spalle una lunga carriera, iniziata da bambina e passata anche per il successo di American Pie, ma Orange Is the New Black ce l’ha restituita adulta e molto più interessante.

Qualche anno dopo è arrivata Russian Doll.

Che dire di Russian Doll? Prima di tutto che avrebbe meritato molta più fortuna presso il grande pubblico. La critica l’ha amata, i premi e le candidature sono arrivati, ma la sensazione è che sia rimasta una serie conosciutissima da alcuni e completamente sfuggita a molti altri. Che dire di me? L’ho amata, ovviamente.

Nadia Vulvokov festeggia il suo trentaseiesimo compleanno a New York, muore e si ritrova di nuovo nel bagno della festa. Poi muore ancora. E ancora. Ogni volta torna davanti allo stesso specchio, mentre parte Gotta Get Up di Harry Nilsson.

Detta così potrebbe sembrare una storia sul loop temporale. Guardandola, il loop diventa presto la parte meno importante. Russian Doll parla di tutto quello che continuiamo a portarci dietro: famiglia, amicizie, dipendenze, paura, memoria, persone perdute e versioni precedenti di noi stessi. E riesce anche a far ridere, parecchio.

Qui Lyonne è ovunque. Interpreta Nadia, ha creato la serie insieme ad Amy Poehler e Leslye Headland, scrive, produce e dirige. Guardandola si comprende quanto il suo gusto personale abbia contribuito a renderla così particolare. Anche Nadia sembra appartenere soltanto a lei: cinica e tenera, esasperante e irresistibile, elegantissima nel modo più spettinato possibile.

Poi arriva Poker Face. E accade la stessa, identica, cosa.

Charlie Cale sa riconoscere una bugia appena la sente (e beata lei, direi!). Parte da questa idea la serie creata da Rian Johnson, che recupera il giallo televisivo a episodi e lo affida a una protagonista che detective, almeno ufficialmente, neppure lo è. E ancora una volta funziona.

Charlie vive ai margini, gira con la sua iconica Plymouth Barracuda non sempre funzionante, finisce puntualmente dentro storie che riguardano altre persone e ha un talento particolare per ficcare il naso dove qualcuno preferirebbe tenerla lontana. Lyonne le presta la voce roca, le smorfie, quell’aria da persona che ha dormito poco e ha già capito tutto. Con una sigaretta spesso accesa, regge molto il personaggio.

Nicky, Nadia e Charlie hanno poco in comune sulla carta. Eppure sono esattamente il genere di personaggi che viene voglia di vedere interpretati da Natasha Lyonne. Donne complicate, sarcastiche, imperfette, con vite poco ordinate e una leggera allergia alle convenzioni.

Lyonne, poi, anche questo va detto, ha una qualità sempre più rara nella serialità contemporanea: la riconosci immediatamente. Potrebbe pronunciare una battuta da un’altra stanza e sapremmo che è lei. Potremmo vedere soltanto la sagoma dei capelli e probabilmente sarebbe sufficiente. Ha trasformato alcune caratteristiche che avrebbero potuto renderla poco adatta ai ruoli più tradizionali nel suo marchio personale. Ha scelto bene, insomma. Molto bene.

Orange Is the New Black è stata una delle serie simbolo della scorsa decade. Russian Doll rimane una delle produzioni Netflix che vale la pena recuperare e recuperare ancora (é ancora disponibile, qui le prove). Poker Face riporta nel piccolo schermo una tipologia di giallo “vecchio” ma perfettamente contemporaneo.

Tre serie diversissime e una presenza comune. A questo punto ho smesso di chiedermi di cosa parli la prossima serie con Natasha Lyonne. Mi basta sapere che Natasha Lyonne è dentro.

Sono di parte? Può darsi.

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