Revenge Bedtime Procrastination: quando il sonno diventa un atto di ribellione

LifestyleAprile 23, 2025

Di giorno siamo impeccabili. Facciamo ciò che si deve, incastriamo doveri come pezzi di tetris, rispondiamo alle mail, paghiamo le bollette, sorridiamo pure. Poi arriva la notte. E invece di dormire – come promettiamo a noi stessi da ore – ci ritroviamo a scrollare TikTok, iniziare una nuova serie su Netflix, ordinare qualcosa su Vinted che non ci serve davvero. Non è stanchezza, non è solo svago: è vendetta.

Benvenuti nel mondo del revenge bedtime procrastination, l’arte (malsana) di rimandare il momento di andare a dormire per reclamare uno spazio tutto nostro.

Cos’è il revenge bedtime procrastination?

Il termine nasce in Cina con l’espressione 报复性熬夜 (bàofùxìng áoyè), letteralmente “veglia vendicativa”. Descrive il comportamento di chi, privato del tempo libero durante il giorno a causa di carichi lavorativi o pressioni sociali, sceglie – pur sapendo di far male a sé stesso – di restare sveglio fino a tardi per godersi momenti di libertà. Un atto di autodeterminazione che si ritorce contro.

Nel 2020 l’espressione è diventata virale grazie a un tweet. E da allora, in molti ci si sono riconosciuti. Perché no, non sei l’unicə che inizia una maratona di serie alle 2 di notte. È diventata una modalità comune di resistenza quotidiana. Una forma gentile (e distruttiva) di ribellione.

Perché lo facciamo?

Viviamo vite a incastro. Siamo iperconnessi, iperdisponibili, iperproduttivi. Eppure raramente presenti. Così la sera diventa il nostro “spazio sacro”: un tempo che non dobbiamo giustificare, che non è per nessuno se non per noi.

Anche se significa dormire poco. Anche se sappiamo che domattina suonerà la sveglia e ci odieremo un po’.

Le conseguenze

Meno sonno significa meno lucidità, più stress, maggior rischio di ansia e depressione. A lungo termine, il revenge bedtime procrastination non è solo una cattiva abitudine: è un segnale che qualcosa non va nel nostro equilibrio tra vita e lavoro, tra dovere e desiderio.

E ora?

La soluzione non è solo “andare a dormire prima” (grazie al cavolo). Ma forse cominciare a chiederci: di che tempo ho bisogno?, che libertà sto cercando?, come posso concedermi spazio senza farmi del male?

Forse il punto è non aspettare la notte per prenderci cura di noi. Forse la vera ribellione è iniziare a farlo prima.

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