
Il libro lo pubblica Avagliano, una CE che è nel mio cuore, conosco bene la direttora editoriale, Daniela D’Angelo, siciliana come me, e anche la curatrice, Rossella Monaco, beh, direte voi, vi conoscete tutte nell’ambiente, ma non è scontato, ci conosciamo quando un filo rosso ci lega senza rendercene conto. Ci unisce un certo gusto e un certo rigore.
Il libro in questione conferma il filo rosso, intanto perché è firmato da un autore che adoro, direi anche come uomo, Francis Scott Fitzgerald, come adoro lei, la moglie Zelda, il loro sentimento sincero e passionale, la figliola che nasce da questa unione ed è subito protagonista. Amo la sgangheratezza del tentativo (riuscito) di attraversare un secolo, fra flapper girl, auto in corsa, feste, riviera, fiumi di alcol e un talento infinito.
Infinito è la parola giusta. Come la potenza di questo passaggio:
“Quando lo sguardo si posa per la prima volta sul Mediterraneo, si capisce subito perché proprio qui l’uomo si è levato in piedi per la prima volta alzando le braccia verso il sole. è un mare blu, anzi, è troppo blu per essere descritto con quel termine, usato per ogni pozza fangosa in ogni angolo del pianeta. è il blu fiabesco dei quadri di Maxfield Parrish, il blu dei libri blu, il blu del pigmento blu, degli occhi blu e all’ombra delle montagne una striscia verde di terra corre lungo la costa per centinaia di chilometri come fosse un parco giochi dell’umanità, La riviera! I nomi delle sue località turistiche, Cannes, Nizza, Montecarlo, evocano il ricordo di centinaia di re e principi in esilio, venuti a morire qui, di misteriosi rajah e bey che lanciavano diamanti blu alle ballerine inglesi, di milionari russi che dissipavano fortune alle roulette nei giorni perduti del caviale, prima della guerra. “
Il brano è tratto da In “Come vivere praticamente con niente per un anno” (1924) il racconto che ispira il titolo.
Leggere Fitzgerald mi ha insegnato che si può scrivere con eleganza senza smettere di guardare in faccia la caduta. La sua capacità narrativa, insieme precisissima e crudele, mi ha mostrato come l’autolesionismo emotivo possa diventare materia letteraria senza perdere dignità umana. Ricordo una puntata di Wikiradio sulla sua corrispondenza con Hemingway. erano lettere a volte dure, altre affettuosissime, lì ho riconosciuto tutto il lato fragile che vibra sotto le sue pagine, l’ambizione, la paura, il bisogno di essere visto, al netto di sbronze epiche che lo facevano svenire in pubblico.
In Vivere con niente, questa cifra emerge in forma quasi nuda: una raccolta di memorie autobiografiche in cui l’autore mette in scena il conflitto continuo tra vocazione e necessità materiali, tra sogni letterari e disincanto quotidiano.
In Vivere con niente uno scrittore immenso attraversa l’Atlantico insieme alla sua famiglia, inseguito da un problema vecchio come il mondo, il bisogno di soldi, molti amici gli hanno scritto lettere dall’Europa per raccontargli che nel vecchio Continente si può vivere con pochissimi soldi. Che in Francia, al caldo, i proventi dei suoi romanzi, dei racconti pubblicati sulle riviste, gli potranno consentire di vivere alla grande. Sì. perché Fitzgerald non vuole una vita dignitosa, vuole una tata per la sua bimba, un’auto, una villa con vista. Fitzgerald ha voglia di sfidare il destino, di farsi ispirare da quello che vede, di incontrare persone e fare tardi. Il “niente” che attraversa queste pagine non è solo lo spauracchio della povertà, ma lo spazio fragile in cui la scrittura diventa rifugio, resistenza e tentativo di senso, nonostante illusioni e fallimenti.
Una volta pensavo che a Fitzgerald si perdona l’istinto da scialacquatore e il bisogno di correre sul filo del rasoio perché è bravo, perdutamente bravo. Adesso penso un’altra cosa: penso che il talento ti può masticare, con una solerzia unica. Nei racconti di questa raccolta ti pare di sentirlo, quel talento che insegue e bracca Francis Scott Fitzgerald in ogni angolo d’America e d’Europa, che gli si attacca alle ghette, che lo tiene sveglio, incollato alla macchina da scrivere – ubriaco o sobrio, sempre. E quello che noi chiamiamo autolesionismo, per Fitzgerald, è stato forse solo un tentativo di seminarlo e farselo amico. Di ammansire qualcosa che lo divorava.
Rossella Monaco racconta in postfazione che mentre traduceva andava a controllare gli anni di pubblicazione, e d’istinto li metteva accanto alla data della morte: “qui ne mancavano sei, qui cinque”. Lui scriveva senza saperlo – e intanto quel talento, che lo spingeva a guardare più lontano degli altri e a temere di essere dimenticato, era già lì, accovacciato alle spalle, pronto a chiedere il conto. Aveva solo quarantaquattro anni.
Vivere con niente. Autobiografia di uno scrittore
di Francis Scott Fitzgerald (Autore), Rossella Monaco (Curatore) Avagliano, 2025

Daniela Gambino è scrittrice e giornalista. Tra le sue numerose pubblicazioni ricordiamo: le guide 101 cose da fare in Sicilia almeno una volta nella vita e 101 storie sulla Sicilia che non ti hanno mai raccontato (Newton Compton); i saggi Vent’anni, con Ettore Zanca (Coppola), Media: la versione delle donne – Indagine sul giornalismo al femminile in Italia (Effequ) e Conto i giorni felici (Graphe.it); i romanzi La perdonanza (Laurana), Bukowski e babbaluci e Due fuori luogo (Jack Edizioni), quest’ultimo presentato al premio Strega 2023 da Fulvio Abbate e ripubblicato da Revolver con il titolo La scighera. Ha una newsletter su Appunti, esercizi e riflessioni per chi vuole scrivere, creare e capire di più su se stesso, che potete ricevere iscrivendovi nell’apposito link