Quando l’arte cura: nuovi dati scientifici confermano l’impatto dei musei sul benessere psicologico

CULTURADicembre 14, 2025

La fruizione dell’arte non è soltanto un’esperienza estetica o culturale, ma può incidere in modo concreto sul benessere psicologico delle persone. A dimostrarlo, con dati scientifici e un impianto metodologico rigoroso, è il progetto MINERVA – Museo, Innovazione, Neuroscienze: Effetti Reattivi e reazioni psichiche al Valore Artistico, promosso dal Museo di Palazzo Maffei di Verona in collaborazione con il Centro OMS per la Ricerca in Salute Mentale dell’Università di Verona.

I risultati dello studio sono stati recentemente pubblicati sulla rivista scientifica internazionale Frontiers in Psychology nell’articolo From art to mental health: exploring the impact of a museum-based intervention on psychological well-being, coordinato dalla prof.ssa Michela Nosè insieme al gruppo di ricerca del Centro OMS dell’Università di Verona e a Vanessa Carlon, direttrice di Palazzo Maffei.

Si tratta di una ricerca innovativa e, ad oggi, unica in Italia, che indaga in modo sistematico l’impatto dell’esperienza artistica museale su alcuni indicatori chiave del benessere psicologico nella popolazione generale. Lo studio, condotto tra maggio e novembre 2024 negli spazi di Palazzo Maffei – che ospita oltre 700 opere d’arte antica, moderna e contemporanea della collezione di Luigi Carlon, con capolavori di Picasso, Hokusai, Magritte, Kandinsky, Dürer, Canova, de Chirico e molti altri – ha coinvolto 103 partecipanti in un percorso museale strutturato articolato in tre visite guidate tematiche, a distanza di una settimana l’una dall’altra.

Attraverso l’utilizzo di questionari psicometrici validati a livello internazionale, somministrati prima e dopo il percorso, i ricercatori hanno rilevato miglioramenti significativi del benessere psicologico, accompagnati da una riduzione del disagio psichico e dei sintomi ansioso-depressivi. In particolare, la percentuale di partecipanti con distress psicologico è diminuita dal 67% al 56%; i casi di ansia moderata o grave si sono ridotti dal 13,6% al 6,8%, mentre la depressione moderata-grave è scesa dall’8,8% al 4,8%. Parallelamente, il punteggio medio di benessere psicologico è aumentato in modo significativo e la quota di partecipanti che ha dichiarato un elevato livello di benessere è passata dal 34% al 50%.

Il campione, composto prevalentemente da donne (82,5%) con un’età media di 53 anni, presentava caratteristiche sociodemografiche eterogenee per stato civile e condizione lavorativa, pur mostrando un livello di istruzione mediamente elevato. Gli effetti più marcati dell’intervento sono stati osservati nella fascia d’età compresa tra i 41 e i 60 anni, suggerendo un particolare potenziale dell’esperienza museale in una fase della vita spesso attraversata da carichi emotivi e responsabilità crescenti.

Accanto ai dati clinici, lo studio ha evidenziato anche un’altissima accettabilità dell’intervento: tra l’89% e il 98% dei partecipanti ha espresso soddisfazione, interesse e facilità di fruizione del percorso, confermando il museo come spazio accessibile, non stigmatizzante e capace di favorire coinvolgimento e partecipazione.

Come sottolineano gli autori nel paper, i risultati del progetto MINERVA “dimostrano il potenziale delle istituzioni culturali come contesti per interventi di salute pubblica”, aprendo la strada a una possibile integrazione strutturata delle esperienze artistiche nelle strategie di promozione della salute mentale. I musei, in questa prospettiva, si configurano come luoghi privilegiati di apprendimento, riflessione e connessione emotiva, in grado di generare benefici che vanno oltre la dimensione culturale.

Il valore del progetto ha ricevuto un ulteriore riconoscimento a livello europeo: nel recente documento della Commissione Europea Culture and Health. Time to act, dedicato al ruolo delle arti nella salute, MINERVA è stato citato come modello di buona pratica, risultando l’unica iniziativa italiana menzionata. Un riconoscimento che conferma la qualità della ricerca e rafforza l’idea di una cultura non solo come patrimonio da tutelare, ma come risorsa attiva per il benessere collettivo.

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