
Mi chiamo Andrea, ho 27 anni, e questa è la storia di come ho capito che amare un altro uomo non è diverso da qualsiasi altro tipo di amore: complesso, intenso, ma soprattutto incredibilmente umano. Era una sera di primavera quando ho conosciuto Luca. Lo ricordo come fosse ieri: eravamo a una festa organizzata da amici comuni, in un locale all’aperto pieno di luci soffuse e gente che chiacchierava con bicchieri in mano. Io non avevo molta voglia di socializzare quella sera, ma una mia amica mi aveva convinto dicendo che “dovevo uscire dal guscio”. Stavo vicino al bancone, osservando la folla, quando lui si è avvicinato con un sorriso che sembrava illuminare tutto.
“Ciao, anche tu non conosci quasi nessuno qui?” mi ha detto, rompendo il ghiaccio con quella disinvoltura che io non ho mai avuto. Aveva una voce calda, di quelle che ti mettono subito a tuo agio. Abbiamo iniziato a parlare, e quel dialogo improvvisato si è trasformato in una conversazione che sembrava non voler finire mai. Parlavamo di tutto: musica, viaggi, libri. Scoprivamo punti in comune, ma anche differenze che rendevano tutto più interessante.
Quella sera non è successo nulla di particolare, almeno non all’esterno. Ma dentro di me, qualcosa aveva iniziato a cambiare. Ero sempre stato etichettato come “etero” – da me stesso prima ancora che dagli altri – e non mi ero mai davvero interrogato sulla possibilità che le cose fossero diverse. Ma con Luca tutto sembrava naturale. Non c’erano etichette o domande ingombranti; c’erano solo le risate, i sorrisi, e quel desiderio di rivederlo. Ci siamo scambiati i numeri e abbiamo iniziato a sentirci. Ogni messaggio, ogni chiamata era una piccola scossa che rompeva la monotonia delle mie giornate. Quando finalmente ci siamo rivisti, per un caffè in un pomeriggio di sole, ho capito che quella sensazione che provavo non era solo simpatia o amicizia. Era qualcosa di più profondo, di più potente. Ricordo ancora il momento in cui ho realizzato di essere innamorato di lui. Stavamo camminando lungo un viale alberato, e lui stava raccontando un aneddoto divertente sul suo lavoro. A un certo punto si è fermato per allacciarsi una scarpa, e io l’ho guardato. Era un gesto semplice, banale, ma in quel momento ho sentito un calore invadermi il petto. Non era solo la sua bellezza, o il modo in cui rideva: era lui, tutto di lui, che mi faceva sentire vivo. Ammettere a me stesso quello che provavo non è stato facile. Cresci in un mondo che ti riempie di aspettative, che ti dice cosa è giusto e cosa è sbagliato amare. Mi sono ritrovato a lottare con la paura del giudizio, con la voce interiore che mi diceva che forse stavo sbagliando tutto. Ma poi pensavo a Luca, a come mi faceva sentire, e quella paura iniziava a svanire.
La prima volta che gliel’ho detto, eravamo in riva al mare. Era sera tardi, e le onde si infrangevano dolcemente sulla spiaggia. “Luca, credo di provare qualcosa per te”, ho sussurrato, con il cuore che mi batteva così forte da farmi male. Lui mi ha guardato per un momento, poi ha sorriso. Non ha detto nulla; si è avvicinato e mi ha abbracciato. E in quell’abbraccio c’era tutto: accettazione, comprensione, amore. Da quel momento, la mia vita è cambiata. Amare Luca non è stato diverso dall’amare chiunque altro, ma è stato speciale perché mi ha permesso di conoscere una parte di me che non sapevo esistesse. Mi ha insegnato che l’amore non ha bisogno di definizioni, che non deve rispondere alle aspettative degli altri. Deve solo essere vero.
Oggi, mentre scrivo queste parole, Luca è seduto accanto a me. Sta leggendo un libro, con quella concentrazione che lo rende così irresistibile. Ogni tanto alza lo sguardo e mi sorride, e io mi chiedo come ho fatto a vivere senza di lui. Non so cosa ci riservi il futuro, ma so che ogni giorno con lui è un dono. E questo mi basta.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.