
È bianco spietato il cielo sopra la baita. E anche il paesaggio che si stende intorno. Ma i ragazzi al caldo non se la prendono per lo strato di neve che è arrivato a nascondere le gomme delle auto e comincia a seppellire le finestre al pian terreno. Sono troppo occupati a dar fondo alle scorte di cibo, alcol e preservativi, prima dell’arrivo del nuovo anno.
A pochi chilometri di distanza, le ruote chiodate della Jeep di Del Gheppio fendono il ghiaccio sul sentiero. I tergicristalli scacciano i fiocchi di neve. Con la stessa determinazione di un padre convinto di raggiungere la trappola che imprigiona la sua bambina. Accanto siede la moglie. Anzi, la quasi “ex”. La firma dei documenti è meno lontana della baita.
“Ma tu come sapevi che sono bloccati? Pare che i cellulari lì non prendano”, chiede Fiamma, stringendosi nel cappotto.
“Ho i miei informatori”, risponde lui, le mani strette al volante, gli occhi incollati al parabrezza.
“Seee… come minimo avrai messo una microspia”.
“Se non ti importa che Giulia è bloccata in cima a una montagna perché sei venuta?”. Si volta verso di lei, in faccia un sorriso tirato. Lo sguardo però scende subito sulle labbra della donna. Come è sempre stato, come non riesce a smettere di fare.
“Per la soddisfazione di ripeterlo davanti a nostra figlia, quel che penso di te. ‘Ciao tesoro, vedi, tuo padre, qui, è un maniaco del controllo’”, dichiara Fiamma e comincia muovere il telefono alla ricerca del segnale.
“Che succede, i tuoi ‘amichetti’ non riescono a raggiungerti?”, ribatte lui.
“La linea va e viene. E comunque c’è stato un naufragio. Non sappiamo quanti superstiti. Insomma, ancora non capisci che c’è gente che vive situazioni peggiori di una nevicata? ”.
Del Gheppio mugugna.
“Ma tanto per te è solo gente in meno a cui infilare le manette, in meno da catturare quando sarà fuori dal centro di accoglienza. Non finiscono tutti così, secondo te?”, chiede lei. Tenta di aprire il finestrino, vuole accendersi una sigaretta.
“Non dipende da me. Quelli che allungano le mani sulla droga mica li becco io, ma i cani”.
“Meno male che ci sono i cani, che se tu avessi a che fare con le persone sarebbe un disastro”.
“Dai troppa importanza alle persone”.
Fiamma sbuffa. Suo marito – ex, bisogna che anche lei si abitui – non meriterebbe risposta. “Gli essere umani, soprattutto le donne, in particolare moglie e figlia, vanno tenute sotto sorveglianza, gli animali invece…”, finisce per dire lei.
“Di loro mi fido, sì. Di lasciarli a gente inaffidabile non più”, osserva l’uomo senza voltarsi.
Fiamma si adombra.
“Ancora con ’sta storia! Te l’ho detto mille volte che non l’ho fatto apposta”.
“Certo. Uno mica fa apposta a portar fuori un volpino vecchio e cieco e distrarsi al telefono mentre quello si allontana e viene travolto da uno scooter!”. Ha la voce rotta, il naso comincia a colare mentre si volta verso Fiamma. Chissà come mai, anche in momenti come questi, gli occhi gli cadono sempre lì: la bocca di sua moglie. Rotonda, piccola.
“Quante volte te lo devo ripetere che è scappato?”, insiste Fiamma.
L’uomo d’un tratto frena, fa slittare l’auto sul ghiaccio. Le punta l’indice contro. “Quel giorno, il 5 gennaio 2021, dalle 7 alle 7.08, risulti occupata al telefono”. Niente da fare. La rabbia non basta a togliergli la voglia di fissare quella fragola umida.
Fiamma, invece, lo guarda negli occhi. “Mi avevi chiamato tu?”.
“No”.
“Giulia?”.
“No”.
Un attimo di silenzio.
“E va bene. Ti ho fatta controllare”, ammette Del Gheppio mentre riavvia l’auto.
“Lo sapevo! Allora perché mi avevi detto…? Tu sei pazzo! Se non fosse per Giulia… accidenti a me e quando…”.
Fiamma non finisce il discorso, perché si accorge che l’uomo la ignora mentre cerca di far ripartire la Jeep. Ma questa borbotta e infine emette un rantolo.
Lui sbuffa e incrocia le braccia.
“E ora?”, chiede Fiamma. Muove il cellulare, ma di nuovo non sembra esserci campo. Comincia a rovistare nella borsa. Intanto, fuori, la bufera che aveva lasciato spazio al nevischio torna più testarda di prima.
“Ti sembra il momento di fumare?”, chiede lui.
“Volevo vedere se ho dell’acqua. Qualcosa da mangiare. Se rimaniamo bloccati…”.
“Ho tutto io. Acqua. Barrette energetiche. Carne in scatola. Possiamo stare qui e imparare ad addestrare i lupi intanto che le consumiamo, tranquilla”. Del Gheppio chiude gli occhi, riposa il capo sul poggiatesta. Nessuno può vedere il sorriso che nasconde dentro di sé. Trascorrere una notte accanto a Fiamma: non ci sperava più.
“Angelo, pensi ci siano dei lupi? E se si avvicinano?”, chiede Fiamma, stringendosi nelle braccia.
“Stiamo chiusi qui. Qualcosa farò”, risponde Del Gheppio e apre un occhio per guardare la reazione di Fiamma. Le sue labbra, ora, sembrano livide. Colpa del gelo. Della paura.
“Coperte ne hai, sì? Con la macchina spenta…”.
Del Gheppio apre anche l’altro di occhio. Vorrebbe rispondere qualcosa di piccante. Che la scalderebbe volentieri. Meglio di quel fricchettone di Diogo o come si chiama. Il collega di Fiamma che per non inquinare vive in una capanna senza corrente. Anche l’odore che spandeva le poche volte che Del Gheppio lo ha incontrato dipenderà dalla volontà di risparmiare acqua.
“Certo, ne ho un paio. Prendile pure tutte e due”, risponde.
Durante la notte i cervi si avvicinano alla Jeep, guardano dentro con grandi occhi curiosi. Quello che vedono è una donna avvolta in due coperte di lana. Una, fatta di patchwork con accostamenti di colori stridenti, l’ha comprata lei stessa in un mercatino dell’usato. La adorava, nonostante i segni di bruciato negli angoli e il rosso diventato rosa per via dei lavaggi sbagliati. Anzi, forse proprio per quell’aspetto stropicciato. Tanto quanto il marito non ne sopportava la vista quando sopra ci facevano l’amore. Bisognava che stesse bene attento a non distogliere lo sguardo dal corpo della moglie, che altrimenti quella massa di lanaccia sotto gli avrebbe fatto passare l’eccitazione. Curioso che sia stata proprio Fiamma a gettarla nel bidone dell’immondizia dopo una delle loro liti, e Del Gheppio a recuperarla, lavarla di nascosto e ficcarla nel baule dell’auto. L’altra è bianca con ricami a fiori, anche se ingiallita del giallo delle cose mai usate. Un regalo di nozze di qualche zia che non piaceva a nessuno. Né il regalo né la zia. Presa da lui con la scusa di farci accomodare i cani, anche se poi non l’aveva mai fatto.
L’altra cosa che vedono i cervi è un uomo che batte i denti, si stringe nelle braccia, si sfrega le mani. Continua a fissare il volto di sua moglie – per lui lo sarà sempre, con la buona pace di Diogo e di tutti gli uomini che entreranno nel letto di quella donna finché avrà vita. L’uomo fissa le guance arrossate di lei, il naso luccicante dal gelo. La bocca.
Al mattino una chiamata scuote il telefono di Fiamma e lei dal sonno.
“Il cellulare, dov’è?”, chiede riemergendo da sogni di un biancore ultraterreno.
Del Gheppio allunga una mano verso l’angolo del seggiolino e glielo passa.
“Sì… bene… d’accordo, tesoro”, dice Fiamma e riattacca.
“Allora?”, chiede lui.
“Angelo, ti prego, non ti arrabbiare”. Fiamma si accoccola in un cantuccio intimorita.
“Promesso”. La voce gli esce insieme a una nuvoletta di fiato gelido.
“Giulia dice che è già a casa. È passato a prenderla il papà di un amico”.
La testa di Del Gheppio è un ribollire di imprecazioni. Contro il destino, contro il padre di quel ragazzo, contro il ragazzo stesso. Che detesta, anche se non sa chi sia. Lo odia più di Diogo. No, più di Diogo non odia nessuno. Però non lo dice.
“Sei arrabbiato? Ma… hai freddo?”, chiede Fiamma e gli mette una mano sulla fronte. Lui è scosso da un fremito.
“No”. Cerca di contenersi. Non guardare, non guardare, non guardare la bocca di Fiamma.
“Scotti. Vuoi una coperta?” dice lei. I suoi occhi lo studiano preoccupati.
“No”.
“Sei stato sveglio tutta la notte?”.
“Sì. Ora però pensiamo a come lasciare questo posto che…”.
Non finisce la frase. Perché Fiamma lo avvolge nelle coperte insieme a lei. Gli strofina le braccia, le cosce. Ripete che brucia. Poggia la bocca sulla sua fronte. Come fanno le mamme con i bambini. Un bacio lì in mezzo e già sanno quale temperatura segna il termometro. Meglio del termometro. Mentre si fa sempre più stretta a lui, ora è Fiamma a fissare le labbra del marito.
