Racconti #4 | One espresso, pliz! • Chiara Gambino

RaccontiMarzo 31, 2025

Latte, tovaglioli, sciroppo d’acero. Aspetta.

Pulisci le tazze. Controlla la schiuma per il cappuccino, prendi il ghiaccio per il matcha. Aspetta.

Double ice espresso for Bart. Baart. Baaart here we go buddy, that’s yours enjoy. Due americani. Due blue lavender with cinnamon.

Tovaglioli. Dove cazzo sono i tovaglioli.

Gli occhi di un bambino la notte di Natale.

Latte di mandorla. Oat milk. Latte al 2 percento.

Così schierati sembrano l’esercito spartano pronto alla difesa, ogni manico della brocchetta del latte sembra il braccio che protegge il compagno.

Ognuno copre il compagno a destra. O a sinistra?

Poco importa purché qualcuno continui a coprire qualcosa. Gli occhi di un bambino la notte di Natale.

Siamo in chiusura, non può sedersi qui. Dobbiamo chiudere questa sezione del locale ci dispiace, dovete spostarvi nell’altra sala.

Mocio, straccio, vacuum.

Il cappello, il cazzo di cappello mi cade sempre. Devo tenerlo no matter what, è obbligatorio.

E’ anche obbligatorio che dopo che vado in bagno devo lavarmi le mani.

Lo specificano con un cartello piantato sulla porta del bagno, devo lavarmi le mani dopo essere stato nella restroom. Qui c’è all gender restroom.

Gli occhi di un bambino la notte di Natale.

Credo di avere quegli occhi mentre la guardo, quelli di un bambino la notte di natale; in questo lato del mondo il Natale non è come a casa mia, qui scartano i regali davanti alla tv mentre guardano il superbowl.

Mi imbarazzo se penso a quanto tempo impiego a pensare a lei. I tovaglioli! Dove cazzo sono i tovaglioli?

Dietro lo sciroppo di miele.

Forse Joseph li ha spostati ma sono lì, quello è il loro posto, devono stare lì. Two cappuccino with 2% milk, and one pumpkin cupcake.

I tovaglioli devono essere dietro lo sciroppo di miele, una poltiglia troppo dolciastra che costa quattro volte il miele vero.

Quando cade sul bancone incolla tutto, e io mi incollo a lui.

A volte penso di metterne un po’ sul manico della sua tazza così dovrà parlarmi e

chiedermi un’altra mug e io la guarderò con gli occhi di un bambino la notte di Natale.

Desidero che appaia come un’allucinazione e mi chieda un espresso small come fa lei, mimando con le dita quanto lo vuole small e io le dico che non lo facciamo così small. E lei ride e io rido.

Blueberry juice with almond milk.

Joseph aspetta il match su bumble ecco perché non è tornato dal break. Dove cazzo ha messo i tovaglioli, non sono dietro lo sciroppo di miele, dovrebbero essere lì.

Lei viene sempre a quest’ora si siede e si mette a scrivere.

Le prime volte passava il tempo parlando al telefono – urlando al telefono – si guardava intorno per dissimulare imbarazzo. Ogni tanto qualcuno la guardava, più per la sua bellezza che per le sue urla, lei allora ricambiava con un sorriso gentile, gigante.

Diventa immensa quando ride, come se il suo sorriso occupi tutta la superficie della stanza, prende anche gli spazi vuoti dove vive solo l’aria.

Urla al telefono felice, pensavo che fosse spagnola poi ho capito che era italiana perché finiva tutte le chiamate con “Ciao, ciao, un bacio, ciao”.

Tre volte ciao, mai due o una, tre.

A double espresso. No Tip. See ya. Granola daily and vitamin water.

Forse oggi non viene. Ieri con la tempesta di neve la città dormiva, quando sono rientrato a casa non c’erano rumori per strada. Per la prima volta da quando mi sono trasferito ho sentito il rumore del silenzio, qui non lo senti mai il silenzio, senti solo la città.

Chissà in quale parte della città abita lei.. Chissà che cosa ha sognato stanotte.

Quando deve ordinare e parla al telefono si confonde e dice delle cose in italiano che non capisco, si paralizza, abbassa il volto e con la mano copre il naso e parte della bocca, e ridendo di nascosto mi dice

sorry. Really, really sorry.

Non riesco a dire un granchè e per rassicurarla le dico solo

don’t, it’s ok!

Poi ordina il solito ristretto, fa quel suo gesto con le dita. A volte ha troppe cose tra le mani e dice solo

small, very very small please.

Frappuccino with oat milk. Strawberry tea and two Cappuccino. One carrot cake and one americano please.

Ha sempre freddo, la guardo mentre si avvolge dentro tre o quattro maglioni tutti colorati. Dallo zaino tira fuori un cappello o una sciarpa con cui si cinge definitivamente, e lì tutta ferma e infreddolita, tra i suoi strati di vestiti, sembra una statua di sale.

Strati e strati di vestiti. Strati e strati di persona. Stratificata come una cheesecake. One Americano, and one blueberry juice. Tip dude, enjoy!

Quando scrive al computer a volte, d’improvviso, alza le braccia in aria come se avesse capito il senso della vita, si fionda con la testa e le mani dentro la sua borsa da cui esce un quaderno con una penna e comincia a scrivere anche sul lì.

E’ epifania lo sguardo di conquista che le marchia il volto. Non ha il tempo di metabolizzare e mette la penna tra i denti, riprende a scrivere sul computer volando sulla tastiera, fa questa danza per qualche minuto poi posa la penna e viene verso il bancone serena, gentile e ordina

a green tea please. Large one. With honey, please!

Dice sempre please. Chiede sempre il miele. Prende tutto zuccherato. Non potrebbe fare altrimenti.

Quei maledetti tovaglioli ecco dove sono, dietro il marple soup non dietro lo sciroppo di miele, è stato Joseph sicuro.

Two americano. Oat milk.

One ristretto. Very very small please.

Aspetta, come very very small…? E’ nella mia testa?

Hi.

Mi ha sorriso.

Hi you! Le sorrido. Always the same?

Si è appoggiata al bancone, non ha nulla in mano; ha i capelli raccolti con dei ciuffi davanti agli occhi, devono essere corti perché le cadono dietro al collo.

Yes, sempre il solito.

Voglio parlarle ma non riesco, lei non torna al suo tavolo rimane lì a guardarmi. Tengo la testa bassa, il cappello cade e mi protegge, non lo aggiusterò, riesco a percepire il suo sguardo anche da qui.

Sta aspettando..me? Sembra che voglia che le parli. Vuole che le dica qualcosa, voglio dirle anche quello che non so.

Here we are, you’re very very small espresso. Thank you very very much.

Gli occhi di un bambino la notte di natale, eccoli qui..

Lei mi sorride. Non con i denti, quello solo quando è in chiamata.

A volte quando qualcosa è veramente esilarante batte anche le mani in aria. Almond cupcake and one americano.

Excuse me?

Two small double – EXCUSE ME? – espresso

One – I’M SO SORRY, DO YOU HAVE A PHONE CHARGE? – regular cappuccino with almond milk.

Ora le chiedo come si chiama.

Se vuoi posso prestarti il mio.

Yes. YEES! Thank you soo much. You’re so kind, thank you. I really appreciate that. Thank you.

Guys fra trenta minuti il locale chiude vi chiediamo di spostarvi in questo lato della sala.

Sta bevendo il suo ristretto. E’ lenta. Non capisco mai se ha finito e fa finta di bere o se davvero impiega tutto questo tempo per bere quella porzione così piccola di caffè.

Dirige lo sguardo verso di me, la intercetto mentre cerca di guardarmi senza farsi notare. Chissà cosa pensa. Incrocia le gambe in un modo che ho visto fare solo a lei: accavalla una gamba sull’altra, con la punta del piede accavallato si aggancia a quello che fa perno, si chiude su se stessa e nonostante ciò, sembra comoda.

Siede quasi sempre così, prima pensavo fosse per il freddo poi ho capito che è lei, lei ha un senso tutto suo.

Ora le chiedo come si chiama. Joseph i need a break, torno subito.

Dov’è andata? Ci sono tutte le sue cose al tavolo ma lei non c’è. Non posso stare fermo in mezzo alla sala sembro un’idiota; vado fuori e controllo ig.

C’è odore di noccioline tostate qui, è Harim con il furgoncino all’angolo. C’è sempre questo odore qui. Questo è il più buono, poi c’è la puzza di piscio e l’odore di erba. Voglio rientrare, voglio vedere se è ancora lì che beve il suo caffé inesauribile; ma non c’è, sarà in bagno e io sembro un’idiota che sta fermo ad aspettarla.

Voglio le noccioline, adesso le compro e le mangio in metro tornando a casa.

Ho solo voglia di stare a letto. Sono stanco. Vorrei disegnare ma sono troppo stanco, magari disegno lei.

Mi è entrata nella testa e non se ne sta andando. I giorni passano e lei è sempre qui, dentro il caffé e dentro di me. Forse è davvero troppo tempo che non sto con una donna, forse devo solo concentrarmi su di me.

Hey Guyz we’re closing.

Joseph sposta sempre quei cazzo di tovaglioli, devo pulire gli occhiali e lo strofinaccio è pieno di quella poltiglia appiccica tutto, la detesto. Detesto Joseph. Detesto dover lavare tutto.

Hey Hey

Can I ask u something? Vuole il telefono indietro. Yeah.

Vengo qui praticamente tutti i giorni e il vostro caffe è davvero orribile.. I’m sorry-

Credevo che avremmo parlato prima ma non è successo.. state chiudendo e io vorrei sapere come ti chiami.

Lei vuole sapere come mi chiamo.

Arthur.

Oh like the king, nice. E’ vero, come re Artù. I’m Lara. Sono italiana. Sì, l’avevo capito.

Dal mio terrificante accento vero?

A green tea and – WE’RE CLOSE I’M SORRY. – but I can see – CLOSE. BYE.

Adesso ride con me.

No, you always said Ciao ciao ciao. Really?

Yeah, it’s cool. Il tuo accento è molto bello. Don’t say that!

Why?

I’m so embarrassed, si capisce lontano un miglio che sono italiana.

Yeah, it’s lovely. You seem so confident with your own way being italian, I like that though.

L’HO DETTO AD ALTA VOCE. NO.

You think so?

Yes or no, yes or no. Shit! Come on Jackass say something. She’s staring at you. Tutti i giorni vengo qui e ti guardo, non prendermi per una stalker ma io ti guardo mentre parla non mi guarda e muove la mano è proprio italiana

e mi incuriosisci. Il tuo modo di muoverti è così particolare, hai un ritmo tutto tuo, sembra che danzi: aggiusti il cappello che cade sempre, sistemi gli occhiali e poi ti asciughi le

mani sullo strofinaccio e ti guardi intorno. Come se stessi aspettando di vedere qualcosa.

Aspetto di vedere te Lara.

Lo fai sempre. Ti guardi attorno come se sperassi di vedere qualcosa di diverso da quello che probabilmente vedi ogni giorno. Mi sono data mille risposte ma la verità è che volevo chiedertelo, che cerchi quando guardi fuori?

Pensavo di essere io quello strano che ti fissava. Noi italiani siamo molto più svegli di voi americani. I’m Canadian.

Oh.

What?

This explains so many things. Yeah? Like what?

You’re my Robin Scherbatsky?

Mi ha spiazzato, wow. Rido e basta. Non so che altro fare. Non riesco a guardarla negli occhi, il suo sguardo è pieno di cose che vorrei.

Lara.. can I …

Ha appoggiato le mani sul bancone, si è sporta verso di me, ha aspettato che io mi

avvicinassi e ha posato le sue labbra sulle mie. Morbide. Calde. Screpolate. Non ho mai baciato una ragazza italiana.

Arthur i’ll come back tomorrow ma questa volta non lo prendo l’espresso perché it’s really really awful, but mi metto qui and i’ll watching you, magari scrivo di te.

I’m a painter.

Non ho saputo dire nient’altro.

Allora voglio un ritratto. Te lo farò.

A domani Artù, anche se il tuo caffè fa schifo tu hai un buon sapore.

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