
Lo credevo un rumore passeggero ed invece possedeva tutti i sintomi nascosti per durare una vita intera.
Mentre mi accorgevo troppo tardi che non c’è un verso giusto per evitare la verità, le ragazze discutevano tra loro di tutte le mezze parole che fossero uscite, anche per sbaglio, dalla mia bocca.
Mi lamentavo con il signore delle consegne del ritardo delle pizze. Scoprirle fredde non cambiò la sorte del povero fattorino. Tre cene finirono sullo stomaco quella sera. Avevamo ricercato la gentilezza in lungo e in largo per poi accorgerci che ogni minimo sbaglio lo pesiamo sulla bilancia della rabbia generazionale.
Asia demandava un conforto sonoro mentre scorreva impercettibile la delusione gustativa. Lei scriveva un reclamo passivo aggressivo alla pizzeria e io lasciavo che i miei occhi si inumidissero a contatto con lo spot della Lega del filo d’oro. Fare del bene è difficile. Fare del male è fuori controllo.
Cosa bussasse sul pavimento del piano superiore fu oggetto di chiacchiera giusto per qualche minuto. Io non avevo un canovaccio da seguire, mi fidavo del mio cuore. Ma all’epoca non mi ero reso conto che la vita è adattamento, è selezione. Io non scelgo e non vengo scelto quasi mai.
Un suo sbadiglio mi costrinse a spalancare l’anta del frigo, a preparare un drink e a millantare qualità da barman. La mail era stata inviata e la risposta non sembrava essere così importante come il principio della correttezza messo in gioco. Il denaro lo avevo sempre percepito come un terreno scivoloso. Non è facile possedere solo un rivolo di ossigeno e convincerti che finché sei vivo è un successo, che non hai veramente voglia di respirare a pieni polmoni.
Avevo sempre odiato non essere capito. Non ero mai stato capito. Per questo odiavo tutti. Asia una sera a teatro mi disse in un orecchio che il termine esatto per ciò che sovente provavo era frustrazione.
L’attrice del Riccardo Terzo cacciò un urlo e mi accorsi che recitare non è un gioco da bambini. Ne passò di tempo, prima di capire cosa farmene delle mie braccia. Lei mi fece più volte intuire di sentirsi a posto così, io invece misuravo il vento e la temperatura pur di arrivare al dunque.
Ero a fare una spesa veloce all’Iperal quando la mia vecchia maestra delle elementari mi scoprì a frugare nel reparto vegano. Si disse sorpresa di vedermi lì. Si sarebbe aspettata un cervello in fuga. Fu ancora più sorpresa quando scoprì che anche io studiavo per diventare insegnante, ormai da troppo in realtà, ma questo non lo dissi. Mi fece i complimenti e mi chiese di salutare mamma. Fissai le pizze surgelate per 3 o 4 minuti buoni senza muovere un muscolo.
Ai miei alunni cosa avrei lasciato. A mia madre cos’ho lasciato. Attraverso gli errori quante volte s’impara davvero. Domande che riempiono pagine di storia che alunni svogliati poi si rifiutano di studiare.
La verità che si scioglieva nel minestrone di ben dodici verdure Knorr era però solo una. Non avevo mai baciato una donna. Non avevo le competenze adatte, il tempismo, il savoir-faire, il coraggio, l’amore puro e altre squallide bazzecole da maschio in pubertà cresciuto da maschio maschilista.
La sentivo distante, inventavo nuove parole e cercavo nuovi posti. Da dove si riconosce l’amore rispetto a casa nostra? Basta forse uscire nel vicinato ad accompagnare il cane oppure serve andare a bersi un caffè insieme o a cenare in un ristorante o addirittura invece è necessario un viaggio? Quanto lontano bisogna spingersi per dirsi innamorati?
Scendevo dal treno con gli Psicologi ad avvolgermi in cuffia e una ragazzina che avrà avuto non più di tredici anni chiese all’amico con la maglia di Dybala come può uno sapere quando un altro bacia bene.
La domanda in realtà era meno stupida di quanto in un primo momento apparve.
Nel percorso di avvicinamento ad una cosa che si affronta per la prima volta spesso confluiscono un insieme scomposto ed eterogeneo di elementi differenti. Pensieri, credenze, immagini e tanto altro. Quello che in molti avrebbero risposto è chiaramente, se ti provoca piacere allora bacia bene. Eppure, qui la questione s’infittisce. Sarebbe stato bello il Mondo in cui gli adolescenti comprendono la relatività e la bontà d’animo. Ma non è quel mondo. Avrebbero forse dovuto insegnarci come verificare quello in cui credere piuttosto che in cosa credere.
Le avrei chiesto un bacio. No, così non si fa. Ma Asia non è come le altre. E se ti ama davvero capirà. Balle. Al bar dell’università la mattina lei sfogliava con una sufficienza impegnata il Corriere della sera. La pagina economica la faceva sentire già all’opera per salvare il mondo.
Chissà quanto bene avrebbe poi fatto una volta laureata, ad essere una delle migliaia di impiegate di un’azienda che guadagna milioni di soldi con lo scopo di fare guadagnare miliardi di soldi ad un’azienda ancora più grossa. L’avrei sicuramente persa nei grandi numeri.
La invitai da me per una pizza senza impegno. Dovevo averlo capito. Doveva averlo capito. Ci influenzavamo a vicenda, questo è certo. Però io parlavo allo specchio e lei invece aveva vere amiche. Quanto avrei voluto possedere il coraggio di trovare un amico altrettanto coraggioso a cui raccontare i miei limiti.
Questa la cena di cui sopra: due pizze fredde, Alessandro Borghese alla tv, due drink imbevibili, il sonno che faceva capolino dall’illuminazione tiepida del salone angusto e mal arredato, un vicino del piano di sopra alle prese con la stagionatura del pavimento e Asia con le sue cose. Quest’ultima informazione paradossalmente fu quella meno influente nel mio fallimento.
Le proposi un weekend a Budapest, avevo visto che costava poco. Lei si difese con un si può fare di circostanza. Le chiesi se avesse voglia di controllare i voli insieme. Lei rispose che su Rai Movie a momenti sarebbe iniziato A quiet place, che non l’aveva ancora mai visto e che potevamo guardarlo insieme. Non avevo idea di cosa parlasse. Passarono credo non più di 14 minuti quando dopo due o tre scariche di borborigmi nella sua pancia, lei si scusò che non si sentiva troppo bene.
I 6 minuti successivi Asia li trascorse in bagno. Io non riuscivo a focalizzare la trama del film. Pensavo adesso la bacio. Oppure adesso le dico che vorrei baciarla. Che provo qualcosa per lei. Pensavo sbagliato. Ora o mai più. Non ero lucido. Non lo sarei mai più stato, forse. I rumori nella mia testa, nel mio cuore, nella sua pancia, al piano di sopra.
Tornò bella e invidiabile come sempre. Un sorriso di traverso. Chiusa. Mi chiese scusa ma che preferiva tornare a casa. Non c’era alcun problema per me, ci saremmo visti con altri qualche giorno dopo appena. Ci salutammo senza nemmeno sfiorarci.
Fissai la pizza congelata. Questa volta presi una decisione nuova, d’impulso. Uscì di casa, approcciai le scale e bussai ai dirimpettai del piano sopra. Volevo far luce sulla questione dei rumori. Volevo chiedere rispetto e silenzio. Erano pur sempre quasi le 23 di sabato sera.
Aprì un’affabile ed elegante quarantenne. Immacolata e stanca allo stesso momento, senza imperfezioni nel parlato, serena. Mi presentai. Si presentò. Lucia. Mise le mani avanti. Suo figlio Niccolò di 6 anni scherzava col padre sullo sfondo. Niccolò era seduto su una carrozzina elettrica bislunga e ingombrante. Sorretto da una cintura. Lucia mi disse che il sabato lo lasciavano sveglio un po’ di più perché era la serata giochi, dato che non lo vedevano spesso in settimana per via del loro lavoro e del tempo che Niccolò passava alla Lega del filo d’oro. Non feci altro che rassicurare la famigliola di non provare alcun fastidio. Il mio volto fece un passo indietro. Le mie mani si strinsero. Chiesi scusa per l’interruzione tardiva ma mi era saltata la luce e non trovavo il contatore, che sbadato. Tornai di corsa nel mio letto.
Lasciai tutto intatto come lo aveva trascurato Asia. La luce del mattino seguente fece ritornare in vita finalmente un pizzico della mia razionalità. Le conseguenze dei gesti degli altri non sono sempre controllabili. Giriamo in tondo tra gioia e dolore e ce lo facciamo andare bene così.
E va bene così. Mi resi conto di aver fatto tutto da solo. Quel rumore sarebbe rimasto. Quel bacio non sarebbe mai arrivato. Non le dissi mai niente. Restammo amici per lungo tempo. Per sempre.
Quella notte avevo stretto un patto con l’autocommiserazione e il silenzio.
