
Dumba Dischi presenta il videoclip di “Time”, il nuovo singolo di Maju, artista neofolk dalle radici bolognesi e dal cuore diviso tra Torino e la Puglia. Il brano, già disponibile dal 9 maggio su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica, prende forma anche per immagini grazie a una residenza artistica tutta al femminile: dieci giorni intensi di creazione collettiva presso il Baglio, un’associazione culturale immersa nella campagna trapanese.
Quello che ne è nato non è un semplice videoclip, ma un piccolo film, a metà tra cortometraggio e documentario, che traduce in immagini non solo “Time”, ma anche “Shades of Time”, un altro inedito che farà parte dell’EP d’esordio dell’artista, atteso dopo l’estate.
Il progetto si chiama “Posso dire?”, ed è stato un esperimento site-specific in cui corpi, suoni, parole e paesaggio si sono intrecciati liberamente attorno a una domanda comune: cos’è il tempo? “Abbiamo provato a raccontarlo attraverso fotografie in movimento – spiega Maju –. Gli incontri, i silenzi, i cambiamenti, le ripetizioni ossessive, i momenti che sembrano dilatarsi fino a diventare eterni. Il Baglio ci ha permesso di rallentare. È lì che ho capito che il tempo, se lo ascolti, può diventare un alleato”.
“Time” è una ballata dal respiro ampio e profondo, costruita su ritmiche leggere e armonie stratificate. Evoca malinconie che sfumano nel desiderio, l’ossessione per il passato che si mischia all’ansia del futuro, fino a trovare rifugio in un presente consapevole. Un tempo che non si può afferrare, ma si può abitare.
Dietro la voce di Maju si nasconde Maria Giulia Mapelli, cresciuta tra pentagrammi e strumenti musicali, figlia di una cantautrice e viaggiatrice instancabile. Pianoforte, violino, chitarra, cori, Berlino, il jazz, la rottura e la rinascita. Maju è un frammento di tante vite e luoghi, e canta come chi non ha bisogno di scegliere una direzione sola.
Dopo un periodo intenso di ricerca artistica – tra busking, danza, teatro e corsi di orecchiette in Puglia – ha trovato nel produttore Giacomo Carlone (già al lavoro con artisti come Laila Al Habash, Angelica e Riccardo Sinigallia) la sponda ideale per dar forma al suo primo EP. Le sue canzoni sono intrecci di radici e movimento: percussioni come richiami alla terra e melodie che fluttuano tra mari e montagne, nel respiro lungo di chi non teme il cambiamento.
Maju canta in inglese, in italiano, in quello che sente. Le sue canzoni non cercano di piacere, ma di appartenere. E Time, in questo, è la sintesi perfetta: un inno al tempo imperfetto, personale, condiviso. Un tempo che non si misura, ma si vive.
Zazibou la segue e la ascolta. Perché alcune voci non si possono ignorare. E Maju è una di quelle.
🎥 Guarda il videoclip →

Dalla tribou di Zazibou