
Un’artista da conoscere e, soprattutto, da ascoltare con il suo Still Becoming, l’EP d’esordio di Maju, in uscita il 24 ottobre per Dumba Dischi. Sette brani che nascono in viaggio, tra treni e bus, venti e stanze provvisorie, come se la musica stessa fosse un modo per non smettere mai di muoversi.
Registrato e prodotto insieme a Giacomo Carlone (Supermoon Studio, Milano), con il mastering di Giovanni Versari, Still Becoming è un piccolo universo sospeso tra neofolk, suggestioni dream e sfumature jazz. Ma più che un genere, è una geografia emotiva: ogni canzone è un luogo in cui tornare per ritrovare un frammento di sé.
“Auguro a me stessa e a tutti noi di non smettere mai di diventare qualcosa di nuovo”, scrive Maju. È una dichiarazione che suona come un manifesto: la metamorfosi come condizione naturale dell’essere vivi e il disco ne è la dimostrazione più sincera.
L’apertura, Eternal Sunshine, è una carezza luminosa: un canto di gratitudine che dissolve il caos in un bagliore di rinascita. Lazy Sea rallenta il respiro e riflette sul peso dell’immobilità, quella che imprigiona sogni e corpi, mentre una domanda resta sospesa, “So, what can unfreeze us?”. Con Running Wind, nata su un divano e dentro un cuore spezzato, arriva la prima crepa, la confessione più nuda: una canzone che non urla, ma resiste con dolcezza.
Nel flusso del disco, la scrittura di Maju si muove come una corrente: Was It? nasce su un treno affollato, Old Me in un ritorno da Berlino, Time durante un van trip tra le campagne pugliesi. Sono luoghi reali che diventano paesaggi interiori, tappe di una trasformazione continua. Shades of Time, che chiude l’EP, è la sintesi perfetta di tutto: malinconica e limpida, come un diario letto ad alta voce in una stanza vuota.
C’è molto movimento, eppure niente fretta. Ogni brano di Still Becoming respira nel proprio tempo, costruito su intrecci di chitarre, fiati, sitar e lap steel, suoni che si incastrano come pensieri con la voce di Maju, a tratti sussurrata, a tratti limpida e luminosa.
Nata a Bologna da madre cantautrice e cresciuta tra strumenti e viaggi, Maju è una di quelle artiste che sembrano arrivare da un altrove indefinito. Ha vissuto a Berlino, ha suonato per strada, ha studiato conservatorio e danza, ha attraversato la Puglia e l’Europa portando con sé una curiosità quasi animale. Si definisce “uno scoiattolo eclettico, piccolo e iperattivo”, e in questo debutto c’è tutto: la leggerezza, la ricerca, l’irrequietezza.
ph @Lilia Carlone
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.