
C’è una scena, nel nuovo romanzo di Barbara Cagni, che basta da sola a dare il tono di tutto il libro: Milano, 8 settembre 1943. Nella casa di tolleranza di Marilù, le ragazze smettono di lavorare, escono dalle stanze e si stringono attorno alla radio. La voce dell’armistizio riempie l’aria e una di loro esclama: «La guerra è finita!». Ma la guerra, quella vera, per loro sta appena cominciando.
L’alba della nostra libertà (edito da e/o, Collana Le Strade, pagg. 264, €18 cartaceo – €9,99 eBook) è un romanzo ispirato a storie vere, che accende la luce su quelle figure femminili che troppo spesso la Storia ha lasciato ai margini: le donne della Resistenza. Barbara Cagni le mette al centro di una narrazione potente e delicata, attraversata da amore, coraggio, alleanze insperate e resistenza quotidiana.

Marilù, ex prostituta e ora tenutaria di una casa chiusa, ha un solo obiettivo: mettere in salvo la figlia Cecilia. A darle una mano è Venera, giovane studentessa di Storia dell’arte, che si scopre giorno dopo giorno sempre più lontana dalla ragazza borghese e timida che era. Venera ama, e quell’amore – travolgente, imprevisto, impossibile – la rende lucida. Forte. Ribelle.
C’è una Milano bombardata, affamata e devastata a fare da sfondo. Ma soprattutto, ci sono le donne: le operaie rimaste nelle fabbriche, le studentesse, le borghesi, le madri sole, le ragazze dei bordelli, tutte decise a non essere più comparse. Un esercito silenzioso che trova nella sorellanza l’unica vera arma di resistenza. «Come uniche armi avevano, chi più chi meno, il silenzio, la caparbietà e un animo assetato di libertà», scrive Cagni. E davvero è questa sete di libertà a muovere ogni gesto, ogni scelta, ogni sacrificio.
Con una scrittura precisa e vibrante, Barbara Cagni ricostruisce gli anni più duri della nostra storia restituendo umanità e dignità alle partigiane dimenticate, quelle senza nome e senza gloria ufficiale. L’alba della nostra libertà è un romanzo storico, ma anche un atto politico. Un inno alla resistenza delle donne. Un modo per ricordare che la libertà – ogni libertà – nasce sempre da un gesto individuale, piccolo e ostinato. E spesso, nasce all’alba.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.