
Lasciarsi sorprendere dalla (non) tristezza
La donna che pensava di essere triste di Marita Bartolazzi è un libro che ti prende e ti porta in un viaggio unico e sorprendente, ben lontano dalle consuete narrazioni sulla malinconia. Fin dalle prime pagine, capisci che non si tratta di una storia di sofferenza, ma di qualcosa di molto più intrigante e giocoso. Pubblicato da Exòrma Edizioni, è il primo romanzo di Marita Bartolazzi, nata a Roma dove vive e lavora nell’ editoria e collabora con la casa editrice Logart Press e con la rivista Tutto italiano.
La protagonista non ha un nome ma una sigla (l.d.c.p.d.e.t.), la sua identità è avvolta nel mistero del suo stesso pensiero, e non appare mai veramente afflitta. Al contrario, sembra quasi che la tristezza sia per lei un prezioso ornamento, una scelta consapevole. È come se la coltivasse, la accudisse, perché le porta benefici tangibili: la rende “più amabile, dolcemente disponibile verso ciò che la circondava”. Questa è una delle chiavi del libro: la tristezza non è un fardello, ma uno strumento per relazionarsi con il mondo e con se stessa.

Ciò che emerge con forza è l’idea che la tristezza non sia un’emozione o un destino, ma una prospettiva, un “vestito” che la protagonista sceglie di indossare. Non è un qualcosa da cui fuggire, ma da accogliere e, strano sì, da cui imparare. Il romanzo suggerisce che le nostre percezioni sono spesso plasmate da stereotipi (“il semolino è più triste”) e che la vera tristezza è un concetto labile e relativo. Attraverso incontri eccentrici e sogni bizzarri, la donna compie un percorso che la porta a capire non tanto cosa sia la tristezza, ma perché “si pensa di essere tristi”.
“Chi sa dire di avere il cuore spezzato non lo ha.
Chi dice di essere triste non lo è davvero.
Le parole sono un recinto e un recinto è un confine che definisce.
Solo le cose senza nome e parole sono vere.”
All’inizio del libro, queste sono le parole che dice il gatto del sarto incaricato di cucire tutte assieme le tristezze della l.d.c.p.d.e.t. e di farne una coperta con cui ripararsi. ( Come non pensare, subito , allo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie?).
Oltre le lacrime: una storia di riscoperta e consapevolezza
Se vi piace la lettura che accompagna in un “viaggio nell’impossibile”, questo libro fa per voi. Dimenticate le spiegazioni logiche e fatevi guidare dalla meraviglia di un mondo dove si può andare al supermercato dei sogni, e magari imbattersi in una commessa con la testa di giraffa che ti propone offerte speciali su una “se stessa obesa”, e il giorno dopo in una commessa con la testa di leone, che batte veloce i tasti della cassa. È un’esperienza divertente, disorientante e originale, che stimola la fantasia e il sorriso.
L.d.c.p.d.e.t. è una lettura piacevolissima, che rovescia le convenzioni e ci invita a guardare le nostre emozioni, e in particolare la tristezza, con occhi nuovi, curiosi e, oserei dire, un po’ disincantati.
Questo libro è assolutamente da consigliare a tutti, specialmente a chi ha amato Alice nel Paese delle Meraviglie, ed il piccolo capolavoro Disney-Pixar Inside Out. Chi si è emozionato con quei personaggi, in queste pagine si sentirà a casa, ritrovando una prospettiva inaspettata e profondamente umana sulla tristezza.
Pronti per questo viaggio, dove ogni lacrima può trasformarsi in un sorriso?

Sono Antonietta Caragnano, ma chiamatemi Anto. Un’anima con la Puglia nel DNA e il mondo nel cuore, sempre pronta a scoprire e raccontare. Appassionata di natura, viaggi (“una dal trolley facile”!) e di tutto ciò che nutre corpo e spirito: cibo, vino, arte, sapere, incontri e racconti. Ho una formazione classica, studi in giurisprudenza, e un interesse spiccato per la lettura e la scrittura, da sempre mie complici nel fantasticare e sognare. Ho avuto il piacere di immergermi nel mondo del turismo, occupandomi, in tempi non sospetti, di curare le experience che rendevano indimenticabili i viaggi per chi scopriva il nostro paese. Dopo anni trascorsi a organizzare eventi e a tessere trame di comunicazione in giro per l’Italia, eccomi qui, come una figliola prodiga, di nuovo a Lecce.
Qui su Zazibou, mi dedico a scrivere storie e a condividere un po’ del mio mondo vagabondo, rientrata per ora a casa ma con un occhio sempre all’orizzonte. Chissà cosa ci riserva il futuro!