
Papillon non è solo una canzone. È una cartolina ingiallita che torna dal passato con la luce calda di un pomeriggio d’estate. Da oggi 18 luglio, il nuovo singolo di Cortese è disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio, distribuito da Believe.
Un brano che profuma di nostalgia, con atmosfere anni Sessanta e un sound autentico, registrato in presa diretta tra le stanze di una vecchia casa a Matino, trasformata per un giorno in studio di registrazione a cielo aperto: batteria e basso in giardino, voce e wurlitzer in cucina, chitarre tra le lenzuola di una camera da letto, synth nell’altra e il fonico nascosto in corridoio. Nessuna sovraincisione, a parte i cori che Cortese ha inciso da solo, sempre lì, nella sua cucina.
“Papillon” è un viaggio dentro una memoria privata che diventa collettiva: le biglie, il motorino, il bar Papillon come punto di partenza e ritorno per ogni adolescente del Sud cresciuto a cavallo tra la fine del secolo scorso e i primi Duemila. Un tempo in cui bastavano cinquemila lire per sentirsi felici, un orizzonte da toccare con la mano, un amore che scaldava la pelle come il sole.
Scrivere questa canzone, dice Cortese, è stato come tornare a un’epoca che sembra lontanissima: «Non sono solo cresciuto. In mezzo ci sono stati il cambio di secolo, di moneta, di papi, guerre, attentati, una pandemia e l’era digitale. Ascoltare Papillon è come guardare un vecchio film, con i suoi colori, le cabine telefoniche, le parole e i gesti di un tempo».
Cantautore salentino, nato nel 1985 a Gallipoli, Michele Cortese – in arte Cortese – continua così il suo racconto musicale, fatto di poesia, geografie emotive e canzoni che diventano mappe dell’anima. Dopo i successi internazionali, la vittoria a X-Factor con gli Aram Quartet e un percorso artistico ricco e trasversale, oggi torna a quel Sud che lo ha cresciuto, con uno sguardo che mescola meraviglia e malinconia.
“Papillon” è un inno intimo e tenero alla giovinezza che fu, e alla bellezza che resta.

PAPILLON
(CO / AO: Michele Cortese)
Mi sento disfatto
Questa vita è uno scherzo
E io non mi diverto
Tu mi dici che è tardi
Per te l’amore ha i suoi tempi
Per me è una via crucis
a tappe tra il mio cuore e i tuoi seni
Ma mi consoci da sempre
Da quando guardavamo le stelle
E allungando un braccio
Ci sembrava di toccarle
Tra un sogno e l’altro
E giocavamo a biglie al bar Papillon
Cinquemila lire per stare bene
In motorino fino al mare
E pensare che dopo il tramonto
il giorno poteva anche finire
Mi sento distratto
Claustrofobico, spento
Questa vita è un dispetto
E tu mi dici che è presto
Non ha scadenza il mio tempo
Per me è un orologio
fermo ai tuoi sguardi e al tuo corpo
Che io conosco da sempre
Da quando il sole ci bruciava la pelle
E tu di spalle allungavi la mano verso il mare
Per toccare l’orizzonte
Ma da quando ha chiuso il bar Papillon
Hai smesso anche di amarmi e di sognare
In motorino fino al mare
E pensare che dopo il tramonto la vita
poteva anche iniziare
E giocavamo a biglie al bar Papillon
Cinquemila lire per stare bene
In motorino fino al mare
E pensare che dopo la notte
il giorno poteva anche finire
Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.