
Prima ancora di regalarci l’incubo filosofico e metafisico di True Detective, Nic Pizzolatto aveva scritto un romanzo. Uno solo, Galveston, e tanto è bastato per scolpire il suo nome nella letteratura noir contemporanea. Ora, a distanza di anni dalla prima pubblicazione, il libro torna disponibile in una nuova ristampa, in libreria dal 5 giugno.
Siamo nel 1987. Roy Cady è un picchiatore al soldo di un boss di New Orleans. Nella stessa giornata riceve una diagnosi di cancro ai polmoni e capisce di essere diventato un bersaglio da eliminare. Scampa per miracolo a un agguato e porta via con sé l’unica altra sopravvissuta: Rocky, una giovane prostituta, e, poco dopo, anche la sorellina di tre anni della ragazza. I tre fuggono verso il Texas, fino a Galveston, rifugiandosi in un motel sbiadito come i loro sogni, circondati da macerie umane e silenzi. E proprio lì, tra pareti scrostate e speranze azzoppate, qualcosa somiglia a una tregua, a una forma precaria di salvezza. Ma Galveston è una tana temporanea: Roy è ancora malato, il passato bracca Rocky, e l’illusione di una vita al riparo comincia lentamente a sfaldarsi.
Pizzolatto costruisce una storia rovente e struggente, animata da personaggi che sembrano sempre sul punto di disfarsi e da una scrittura che pulsa come una ferita mai rimarginata. L’atmosfera è quella di un crepuscolo infinito: bar sbiaditi, motel affacciati sull’abisso, figure che sembrano uscite da un incubo lisergico. Ma è proprio in mezzo a questo nulla bruciante che, come in un canto interrotto, affiorano la tenerezza, la possibilità del riscatto, la fragilità che ci rende umani.
Galveston non è solo un noir. È un romanzo sulla fine delle cose e sulla testarda, disperata volontà di trovare un significato anche quando tutto sembra condannato al disastro. Una parabola dolente, scritta con l’essenzialità ruvida di Ellroy, il senso della desolazione di McCarthy, e la pietà senza indulgenze di Denis Johnson.
In un panorama narrativo spesso addomesticato, il ritorno di Galveston è una buona notizia. Perché ci ricorda che la letteratura può ancora mordere, commuovere e farci tremare. Anche con una sola, devastante storia.
Giornalista, mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore) e molti contributi sono stati pubblicati in diversi saggi. Ho un laboratorio di digital stoytelling presso l’Università del Salento.
Docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alterno comunicati stampa, la mia disappunti a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.






