
Ci sono festival che raccontano. E poi ci sono quelli che mettono in discussione. Filo d’Identità appartiene alla seconda categoria: un festival che non si limita a portare libri nelle piazze, ma porta le piazze dentro le storie, dentro i corpi, dentro le ferite aperte e le possibilità future. Dal 7 al 13 luglio 2025, tra Fucecchio, San Miniato, Pontedera e Montopoli in Val d’Arno, la quarta edizione si presenta come un viaggio corale in cui la cultura diventa atto politico, gesto di ascolto, esercizio di immaginazione collettiva.
Nato da un’idea di Kendra Fiumanò e Stefano Colli, promosso da Arci Valdarno Inferiore e sostenuto dalla Regione Toscana, Filo d’Identità è cresciuto anno dopo anno fino a diventare uno dei momenti culturali più significativi dell’estate toscana. Non un festival “solo” letterario, ma un laboratorio di senso che mette in rete istituzioni, librerie indipendenti, attivistə, musicistə, scrittorə, performer e cittadinanza. Il tutto con il contributo decisivo di Unicoop Firenze, della Cassa di Risparmio di San Miniato, di Acque Spa, Sebach, Donati Engineering, e con la partecipazione di progetti come Musicastrada e Ponte di Parole, in un intreccio virtuoso tra linguaggi, territori e generazioni.
Il titolo scelto per questa edizione – “Incontri, storie, corpi” – non è uno slogan, ma un programma di lavoro. La parola “corpi” non è decorativa: è lì a dirci che le identità non si raccontano solo con la mente, ma anche con la pelle, con la voce, con le cicatrici. Ogni appuntamento – che sia un reading, un dialogo, una performance o un concerto – è un atto incarnato. Perché il corpo è il primo luogo in cui si fa esperienza della libertà o della sua negazione.
Quest’anno il festival accoglie voci potenti e plurali: da Fumettibrutti a Veronica Lucchesi, da Giuliana Sgrena a Chiara Tagliaferri, da Teresa Ciabatti a Carolina Capria, fino a Gloria Riggio, che chiuderà il festival con il suo spettacolo di poesia performativa Periodi Ipotetici. Un programma che alterna esordi narrativi, memoir intimi, denuncia politica, inchieste di frontiera e musica che attraversa i confini.
A Fucecchio si apre con le nuove voci di Michela Panichi e Gabriele Cavallini, e con la potenza narrativa di Chiara Tagliaferri, che porta sul palco i corpi e le storie “storte” raccontate nei podcast nati con Michela Murgia. A San Miniato, si affonda nelle domande più politiche con Fumettibrutti, che torna con un memoir viscerale, e con Veronica Lucchesi, che racconta il proprio percorso artistico queer tra palco e cinema, parole e visioni.
A Pontedera, le parole diventano memoria e militanza con Giuliana Sgrena, che riporta al centro il valore del giornalismo di guerra e delle vite spese sul campo, prima della proiezione del film Il Nibbio. E ancora, la colazione letteraria con Carolina Capria, per parlare di maestre ribelli, madri letterarie e desideri da non mettere più in silenzio.
A Montopoli in Val d’Arno, il festival si fa più radicale e necessario: si parlerà di Palestina, di confino fascista per le persone omosessuali, di migrazione e memoria. Ci saranno Aldo Simeone, Emanuela Crosetti, Tära, Simone Matteuzzi, Teresa Ciabatti. A chiudere, domenica 13 luglio, il bosco diventa teatro naturale per la voce di Gloria Riggio, campionessa italiana di poetry slam, accompagnata dalle sonorità vive di Fabio Schember.
Ogni appuntamento è gratuito ma su prenotazione: un modo per garantire la partecipazione, ma anche per riconoscere il valore del tempo e dell’ascolto. Perché questo festival non si consuma, si attraversa. Non intrattiene, ma muove. Non propone modelli, ma spazi di confronto e domande.
Come ha sottolineato l’assessora regionale Alessandra Nardini, Filo d’Identità è un “tassello di educazione comunitaria”, che agisce in profondità, senza retorica, ma con radicalità e cura. Le parole d’ordine di questa edizione – resistenza, autodeterminazione, pluralità – non sono posture, ma prassi condivise, nate dal basso e sostenute da un’intera rete di persone under 35 che fanno del festival una casa mobile, una fucina, un presidio culturale.
E se l’identità, come ci ricorda la stessa parola “filo”, è un intreccio e non una definizione fissa, questo festival ne è la dimostrazione vivente. Un luogo dove la poesia incontra la politica, dove le librerie invadono le piazze, dove i podcast diventano spettacoli, dove le fragilità si trasformano in potenza.
Filo d’Identità è più di un cartellone: è una dichiarazione d’intenti. Un modo per stare al mondo. Un invito a non smettere di cercarsi – negli altri, nei libri, nelle parole. Anche quando è difficile. Soprattutto quando è necessario.
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Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.