
In Ginny & Georgia, tra drammi familiari, colpi di scena degni di un giallo adolescenziale e segreti che si stratificano episodio dopo episodio, c’è un personaggio che riesce a brillare anche nei momenti più caotici, a tenere la scena con disinvoltura, a essere autenticamente sé stessa pur nel disordine emotivo che la circonda: Maxine Baker. Anzi, Max.
Interpretata da Sara Waisglass, Max è la migliore amica che avremmo voluto avere durante il liceo: sopra le righe, leale fino al limite del sopportabile, affettuosa, impaziente, teatrale e profondamente viva. La sua presenza è magnetica. Non perché voglia esserlo a tutti i costi, ma perché non riesce a non esserlo. Con Max non esistono vie di mezzo, e in un mondo – reale e televisivo – in cui tutto viene continuamente misurato, calcolato, contenuto, lei rappresenta una boccata d’aria disordinata e necessaria.
Max è queer, è esplicitamente lesbica fin dal primo episodio, e questo non viene mai trattato come una “questione”, ma come parte integrante della sua personalità. Non ha bisogno di fare coming out mille volte, non deve giustificare chi ama. Ginny & Georgia riesce, in questo, a proporre una rappresentazione fresca e naturale, senza didascalismi. Ma Max non è solo la ragazza queer del gruppo: è anche una figlia adorabile con un padre che è drag queen (una delle sottotrame più riuscite e tenere della serie), una sorella gemella affettuosa con Marcus (con cui condivide un rapporto complesso ma autentico), una performer nata e un’idealista che crede profondamente nell’amicizia.
Ciò che rende Max uno dei personaggi migliori della serie è la sua emotività senza filtri. Ama troppo, soffre troppo, parla troppo. Quando si sente esclusa, tradita o non vista, lo manifesta in modo teatrale, a volte esasperante, ma sempre onesto. Non si contiene, non si censura, non cerca mai di risultare comoda. È impulsiva e un po’ egoriferita, certo, ma non è mai cattiva. Se ferisce, è perché è ferita. Se sbaglia, è perché sente troppo.
Nel panorama della serialità teen, dove spesso le figure queer vengono relegate a ruoli accessori o stereotipati, Max ha il merito di esistere a tutto volume, con pregi, difetti, drammi e desideri. È imperfetta, rumorosa, sbagliata nei modi ma giustissima nella sostanza. E soprattutto: è sempre dalla parte dell’amore. Dell’amicizia. Della verità. Anche quando fa male.
Sara Waisglass, con il suo sorriso sghembo e una recitazione viscerale, regala a Max un’intensità che va oltre la scrittura della serie. Ogni sua battuta è una scheggia di verità emotiva, ogni sua reazione è riconoscibile – in chi siamo stati, in chi avremmo voluto essere, o in chi ci sta accanto oggi.
In un universo narrativo dove i personaggi si nascondono, mentono, manipolano, Max è scomoda perché è trasparente. Ed è proprio per questo che, puntata dopo puntata, diventa impossibile non volerle bene.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.