
Per anni, quando si parlava di design della comunicazione, innovazione digitale o cultura del progetto, lo sguardo finiva quasi sempre nelle grandi città. Milano, Torino, Bologna. Poi qualcosa è cambiato.
Sempre più spesso sono i territori considerati periferici a costruire spazi di confronto che sanno come attrarre professionisti, studenti, creativi e imprese. È in questo scenario che si inserisce Life Design Festival, il festival del design della comunicazione della Basilicata che il 5 e 6 giugno torna a Potenza per la sua seconda edizione. La sede è ancora una volta il Terminal Gallitello, luogo di passaggio per definizione che, per due giorni, si trasforma in un punto di incontro per chi lavora con immagini, parole, strategie, interfacce, identità visive e nuovi linguaggi.
Il tema scelto per questa edizione è “Una traccia indelebile”. Un concetto che racconta bene l’ambizione del festival: non limitarsi a ospitare una serie di interventi, ma contribuire a definire una cultura progettuale contemporanea radicata nel territorio.
La line-up è quella che normalmente ci si aspetterebbe da appuntamenti ben più consolidati. Sul palco si alterneranno professionisti e realtà che stanno contribuendo a ridefinire il panorama creativo nazionale: da Marco Oggian, fondatore di BRUTTO, a Mauro Bubbico, progettista grafico e docente, passando per Mauro Mazzei, Global Head of Creative Technology di LePub, fino a studi come DUDE Design, adoratorio, EGO55, dverso studio, Jekyll & Hyde e Rocketpanda.
Accanto ai talk trovano spazio workshop, attività pratiche e momenti di confronto dedicati a chi vuole approfondire strumenti e metodologie. Particolarmente significativa la presenza di Zetafonts, una delle più importanti fonderie tipografiche indipendenti italiane, coinvolta in più appuntamenti tra laboratori e incontri.
Non manca neppure il dialogo con il Sud. Tra gli ospiti compare infatti anche il PUG! Design Fest, festival pugliese dedicato alla cultura visiva e al design, segnale di una rete creativa meridionale che prova sempre più spesso a collaborare invece che procedere per compartimenti isolati.
Life Design Festival sembra intercettare una trasformazione che riguarda molte città di medie e piccole dimensioni: la necessità di creare occasioni di formazione e confronto senza obbligare chi vive lontano dai grandi centri a spostarsi continuamente altrove.
Per questo motivo vale la pena tenerlo d’occhio. Non soltanto per gli ospiti presenti o per la qualità del programma, ma perché racconta qualcosa che sta accadendo nel Mezzogiorno: la nascita di nuovi spazi in cui il design smette di essere una disciplina specialistica e diventa uno strumento per leggere il presente, immaginare il futuro e costruire connessioni tra persone e territori.

Dalla tribou di Zazibou