
Mille settantatré manoscritti. Nove finalisti. Un solo vincitore.
I numeri della XXXIX edizione del Premio Calvino raccontano da soli la dimensione di quello che continua a essere il più importante osservatorio italiano dedicato alla narrativa inedita. Nato nel 1985 per volontà di un gruppo di amici e collaboratori di Italo Calvino, pochi mesi dopo la sua scomparsa, il premio è dedicato esclusivamente agli autori esordienti. Nel tempo è diventato uno dei passaggi più prestigiosi per chi prova a entrare nel mondo dell’editoria con un romanzo ancora senza editore.
Molti scrittori oggi presenti nelle librerie italiane sono transitati da qui. Per editori, agenti e addetti ai lavori, il Calvino rappresenta da quasi quarant’anni una bussola intercettando nuove voci, tendenze narrative e scritture ancora sconosciute al grande pubblico.
La giuria di questa edizione è composta da Maria Grazia Calandrone, Sebastiano Mondadori, Francesco Pacifico, Piergiorgio Paterlini e Nicoletta Verna. A loro spetterà il compito di scegliere il vincitore tra i nove finalisti selezionati dal comitato di lettura.
Le opere finaliste sono Pigliavento di Mattia Brienza, Il sogno di un altro di Filippo Canoro, Perla di Niccolò Lepori, Il notturnista di Annalisa Maniscalco, Supernova di Emilia Mazzacurati, La linea opaca di Alessandro Metlica, Nessuna primavera di Tommaso Santi, Adènt di Daniela Tallini e Keiro di Giorgia Testa.
L’appuntamento conclusivo è fissato per il 9 giugno a Torino, al Circolo dei lettori e delle lettrici, dove saranno annunciati il vincitore e le eventuali menzioni speciali.

Dalla tribou di Zazibou