
Quanto possono assomigliarsi due oggetti realizzati a migliaia di chilometri e secoli di distanza? E quanto possiamo riconoscerci oggi in qualcosa che apparteneva a una civiltà apparentemente lontanissima dalla nostra?
A Venezia esiste una collezione che parte proprio da queste domande.
Dal 15 settembre torna visitabile COLLECTO, il percorso della Fondazione Giancarlo Ligabue ospitato nel Palazzo delle Arti e delle Culture, all’interno di Palazzo Erizzo Ligabue sul Canal Grande. Più di 400 opere attraversano epoche, continenti e civiltà diverse per costruire un racconto che non procede soltanto per cronologie e provenienze, ma soprattutto per connessioni.
L’idea è guardare alle differenze per scoprire quanto, alla fine, alcuni bisogni dell’essere umano continuino a ripetersi.
Il Palazzo delle Arti e delle Culture è diventato il centro dell’attività della Fondazione Giancarlo Ligabue, nata dieci anni fa con una missione sintetizzata nell’espressione “conoscere e far conoscere”.
COLLECTO ne rappresenta probabilmente una delle forme più immediate. Le oltre 400 opere della Collezione Ligabue permettono infatti di spostarsi tra culture e periodi storici molto distanti, osservando come l’uomo abbia cercato continuamente di rappresentare se stesso, la natura, il sacro, il potere e ciò che non riusciva a spiegare.
Più che una sequenza di oggetti, quindi, una specie di atlante delle somiglianze umane.
Dal 15 settembre il percorso torna accessibile su prenotazione agli iscritti alla membership “Amici della Fondazione”, che permette anche di partecipare alle altre attività organizzate a Palazzo Erizzo Ligabue.
Insieme alla riapertura della collezione tornano anche I Dialoghi della Fondazione, incontri che portano nello stesso luogo archeologia, storia dell’arte, musica, teatro e ricerca.
Il primo appuntamento è il 15 settembre con André Delpuech e parte da una storia che coincide quasi con quella della Fondazione. Al centro dell’incontro ci sarà infatti Il mondo che non c’era, mostra nata quando Giancarlo Ligabue era ancora in vita e diventata successivamente uno dei primi capitoli dell’attività dell’istituzione. Delpuech ripercorrerà la nascita e il viaggio dell’esposizione, arrivata negli anni a Firenze, Napoli, Venezia e Helsinki.
Il 22 settembre si cambia completamente geografia con ATTO ZERO. Musica, danza e teatro porteranno a Venezia la cultura giapponese attraverso strumenti tradizionali come koto, shamisen e shakuhachi e la presenza del performer Yoshihiro Shioi. Il programma mette insieme composizioni classiche e musica contemporanea, facendo incontrare tradizione giapponese e sensibilità occidentale.
Il 29 settembre, invece, Stefano De Martino e Pietro Cesare Marani partiranno da due mostre molto diverse, Idoli. Il potere dell’immagine e De’ Visi Mostruosi e Caricature. Da Leonardo da Vinci a Bacon, per parlare di qualcosa che l’arte non ha praticamente mai smesso di osservare: noi stessi.
Corpi, volti, figure antropomorfe, fisionomie idealizzate oppure deformate diventano un modo per capire come ogni società abbia raccontato identità, gerarchie, appartenenza e potere. Dalle rappresentazioni più antiche del corpo fino alle celebri teste “caricate” di Leonardo.
Ed è proprio questa mescolanza a definire il nuovo programma della Fondazione. Nei mesi successivi il calendario continuerà infatti a spostarsi tra arte e scienza, archeologia e musica.
Tra gli ospiti annunciati figurano Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Giorgio Andreotta Calò, Davide Domenici, Marco Cattaneo, Antonio Sica, Cecilia Laterza, Samuel Romano e Saturnino.
Discipline apparentemente lontane che finiscono così nello stesso palazzo veneziano.
Un po’ come accade alle 400 opere di COLLECTO: arrivano da mondi diversi, ma basta metterle abbastanza vicine per accorgersi che hanno ancora qualcosa da dirsi.

Dalla tribou di Zazibou






