
Che cosa succede a una scultura quando cambia lo spazio intorno a lei? Quando passa dalla luce di una loggia rinascimentale all’ombra di una grotta, dal patrimonio storico a un ambiente scavato nel sottosuolo?
A Cori, nel Lazio, una mostra prova a costruire il proprio percorso proprio intorno a questo passaggio.
Dal 19 settembre al 31 ottobre torna Alcove – Dialoghi sulla scultura, progetto dedicato alla scultura contemporanea che per la sua seconda edizione mette insieme cinque artisti di generazioni differenti: Claudia Di Francesco, Pino Genovese, Giovanni Longo, Veronica Neri e Francesco Petrone.
A curare il progetto sono Ilaria Monti e Alberto Timossi.
Più che occupare uno spazio espositivo, Alcove ne mette in relazione due molto diversi.
Il primo è la Loggia rinascimentale del Museo della Città e del Territorio, parte del Complesso Monumentale di Sant’Oliva. Il secondo è Studio Specus, lo spazio ipogeo nel centro storico di Cori dove lavora l’artista Alberto Timossi.
Sopra, dunque, l’architettura storica e la luce. Sotto, la grotta, la materia e le stratificazioni geologiche.
È in questa distanza che si costruisce la mostra. Le opere non vengono pensate come presenze isolate, ma entrano in rapporto con ciò che le circonda: superfici, ombre, architetture, memoria e caratteristiche fisiche dei luoghi.
Una scelta che riporta la scultura a una delle sue questioni fondamentali: lo spazio non è semplicemente il posto in cui un’opera viene collocata. Può diventare parte dell’opera stessa.
Claudia Di Francesco, Pino Genovese, Giovanni Longo, Veronica Neri e Francesco Petrone appartengono a generazioni e ricerche differenti.
È proprio questa distanza a costruire il dialogo cercato dal progetto: materiali, discipline e pratiche diverse vengono accostati senza la necessità di ricondurli a un unico linguaggio. A tenerli insieme è piuttosto il modo in cui ciascuno affronta la materia e abita lo spazio.
E Cori non resta sullo sfondo.
Il piccolo centro laziale diventa parte del progetto espositivo: le sue architetture, le memorie e il paesaggio intervengono nella lettura delle opere e, in alcuni casi, diventano persino punto di partenza per nuove produzioni.
È una dinamica particolarmente interessante per la scultura contemporanea, che sempre più spesso abbandona l’idea dell’oggetto autosufficiente per misurarsi con il luogo nel quale viene installata.
Il progetto continua anche il giorno successivo all’inaugurazione.
Domenica 20 settembre è in programma Intervista all’oggetto, workshop fotografico gratuito condotto da Giulia Barone insieme alla direttrice del Museo Guendalina Viani e con la partecipazione degli artisti della mostra.
Il titolo contiene già l’idea dell’esperimento: utilizzare la fotografia per interrogare gli oggetti. Il lavoro si svolgerà tra i reperti delle collezioni museali e le opere contemporanee installate nel loggiato, facendo incontrare ciò che appartiene al patrimonio storico con ciò che è stato prodotto nel presente.
Alcove nasce del resto con l’intenzione di non esaurirsi nel tempo di una mostra. Dopo la prima edizione del 2025, il progetto ha affiancato alle esposizioni anche incontri e presentazioni dedicate alla scultura, coinvolgendo la Biblioteca Civica “Elio Filippo Accrocca”.
Questa seconda edizione continua così a ragionare sulla scultura partendo da una domanda apparentemente semplice: dove finisce l’opera e dove comincia il luogo che la contiene?
A Cori, almeno per qualche settimana, il confine sembra destinato a diventare molto sottile.
Alcove – Dialoghi sulla scultura inaugura sabato 19 settembre alle 17 a Studio Specus e prosegue al Museo della Città e del Territorio di Cori. La mostra resterà aperta fino al 31 ottobre 2026, con visite guidate gratuite nel fine settimana.

Dalla tribou di Zazibou






