
C’è una torre bianca che guarda il mare, una sedia all’ombra di un fico, un suono che arriva da lontano e sembra dire: fermati, ascolta, guarda meglio. È Vieste, ma non quella da dépliant. È Collateral Maris, festival d’arte e paesaggio arrivato alla sua ottava edizione, che dal 20 al 22 giugno trasforma la Torre di Porticello in un punto di approdo, nel senso più profondo del termine.
Approdo come soglia, come atto di fiducia, come bisogno di immaginare un’altra realtà possibile. E infatti il titolo scelto per quest’anno è proprio “Approdi”: parola piccola e antica che sa tenere dentro il viaggio, la sosta, il cambiamento. Collateral Maris è un festival che non urla, ma lascia segni. Che non intrattiene, ma intreccia. Dove ogni evento è anche un gesto di cura verso il territorio, la memoria, le persone.
Qui non si viene per “vedere cosa c’è”, ma per farsi attraversare da ciò che accade. Come le residenze artistiche di Sedimentaria 25, che raccontano un Gargano mutevole, stratificato, fragile e forte allo stesso tempo. Con “Se io fossi roccia”, l’artista Juan Sandoval e la ceramista Grazialba Di Summa lavorano con la materia viva del paesaggio, tra archivi di sassi, tracce raccolte sul campo e installazioni che sembrano dialogare con il vento. Alfredo Bosco, con la sua fotografia, va invece a cercare ciò che resta: la luce, la memoria, il desiderio di non dimenticare.
Accade di tutto e niente è mai “solo” spettacolo. C’è un concerto mediterraneo dei Yaraka, un monologo pungente di Maria Costanza Boldrini, una camminata per raccogliere erbe spontanee e preparare insieme l’Acqua di San Giovanni, una chiacchierata su turismo e sostenibilità che parte da un semplice questionario su Vieste e i suoi ospiti. Si parla con gli artigiani, si ascoltano parole sul paesaggio, si sfogliano libri rilegati a mano. Si danza, anche. Magari in silenzio.
E la sera, quando la Torre si accende di luci basse e il mare si fa specchio, si resta. Ad ascoltare le voci di Omar Suleiman, le sonorità sospese di Walter Laureti & Giulia Pesole, i paesaggi sonori elettronici di Trevize, Nother e Moon Leap. Una festa leggera, mai superficiale. Una piccola rivoluzione estetica e politica.
Collateral Maris non è un festival che arriva, fa il pieno e se ne va. È un festival che resta. Che prende il tempo delle cose lente, che si sporca le mani con la terra, che ascolta le persone. Vieste, da cartolina, diventa voce.
E noi, se ci chiedono cos’è un approdo, adesso abbiamo una risposta.
Per info: https://www.collateralmarisfestival.it/
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.