
A distanza di mesi dall’uscita di Avetrana – Qui non è Hollywood, la miniserie di Disney+ che ha esplorato il delitto di Sarah Scazzi, siamo rimasti profondamente colpiti dalle interpretazioni delle attrici che incarnano due delle figure chiave: Sabrina e Cosima. Al di là delle discussioni – sul titolo, la sensibilità, l’approccio mediatico – le performance di Giulia Perulli e Vanessa Scalera restituiscono al racconto una forza emotiva e complessità memorabile.
Uno degli elementi che rende la serie così coinvolgente è la scelta di raccontare la vicenda attraverso più prospettive, dedicando ogni episodio a un personaggio diverso. Questa suddivisione permette di entrare nel loro mondo interiore, di coglierne paure, fragilità e versioni dei fatti, spesso in contrasto tra loro. Il risultato è un mosaico narrativo in cui la verità non è mai lineare, ma si compone di frammenti soggettivi che lo spettatore è chiamato a ricomporre.
Pippo Mezzapesa, alla regia, decide di sottrarsi al sensazionalismo tipico del true crime televisivo. Non cerca il colpo di scena visivo, non indulge nel dettaglio morboso. Al contrario, costruisce un’atmosfera sospesa, dove il non detto pesa quanto le parole e le inquadrature si soffermano sui volti più che sui fatti. È un linguaggio visivo che lascia spazio all’interpretazione e preserva la dignità delle persone coinvolte.
Due attrici, in particolare, colpiscono per la bravura: nei panni di Sabrina Misseri, Giulia Perulli restituisce un personaggio complesso, diviso tra il ruolo di giovane donna intrappolata nelle dinamiche familiari e quello di figura centrale in una vicenda giudiziaria che la sovrasta. La sua interpretazione non cerca l’assoluzione né la condanna, ma cattura quell’area grigia in cui convivono fragilità, ambiguità e dolore.
Vanessa Scalera trasforma Cosima Misseri in una presenza magnetica e inquieta. Ogni gesto, ogni pausa nel dialogo, è calibrata per suggerire un universo interiore che non viene mai svelato del tutto. La sua prova attoriale è fisica e psicologica allo stesso tempo: un corpo che diventa armatura e uno sguardo che sembra misurare ogni parola prima di lasciarla uscire.
Avetrana – Qui non è Hollywood non è solo il racconto di un fatto di cronaca, ma un’indagine sulla fragilità delle relazioni, sul peso della famiglia e sull’impatto che l’attenzione mediatica può avere sulle persone comuni. Le interpretazioni di Perulli e Scalera sono il filo che tiene insieme le diverse prospettive, offrendo allo spettatore non una verità definitiva, ma un invito a guardare più a fondo.
Da vedere? Assolutamente sì.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.