
Dopo decenni di carriera, Manuel Agnelli e gli Afterhours continuano a riempire spazi, palchi e immaginari. Il motivo? La potenza. Quella sonora, certo, ma anche quella emotiva e scenica. Il concerto di ieri ne è stata l’ennesima dimostrazione: due ore di energia pura, di impatto frontale, di una band che non suona soltanto, ma abita il palco con una fisicità magnetica e una precisione chirurgica.
Il tour in corso conferma una condizione artistica invidiabile. Gli arrangiamenti sono taglienti ma mai gratuiti, l’effetto scenico costruito con sapienza, in cui luci e ombre lavorano come strumenti aggiuntivi. E poi c’è lui, Agnelli, che non si limita a cantare: la sua presenza fisica è un’estensione naturale della sua voce, profonda e inconfondibile, capace di passare dalla carezza al graffio nel giro di un verso.
Ma il concerto non è stato soltanto musica. Dal palco, Agnelli ha voluto parlare, lanciare messaggi chiari e necessari: un appello a non restare fermi, a non proteggere il proprio “orticello” sacrificando il bene comune, a difendere i diritti e a opporsi alla violenza sulle donne. Parole che non restano sospese nell’aria, ma si depositano e chiedono azione.
Questo panorama musicale sembra spesso anestetizzato ed è per questo che voci come la sua ricordano che la musica può e deve essere anche presa di posizione. Che l’arte non è un esercizio neutro, ma un atto di partecipazione. Per questo, più che un ringraziamento per lo spettacolo, viene da dire: grazie di esistere, Manuel. Perché stare immobili, come lui stesso ci ricorda, non serve a nulla.
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.