Anche questa volta The White Lotus ha colpito nel segno

serie tvAprile 17, 2025

ph Sky Italia

Quando nel 2021 è uscita la prima stagione di The White Lotus, in pochi avrebbero scommesso che una miniserie ambientata in un resort hawaiano potesse trasformarsi in un fenomeno globale. Eppure Mike White, con la sua penna tagliente e il gusto per l’assurdo, è riuscito a farne una delle narrazioni più acide e brillanti degli ultimi anni. Ora, con l’annuncio della terza stagione ambientata in Thailandia e le prime immagini che iniziano a circolare, è chiaro che anche questa volta The White Lotus ha colpito nel segno – ancor prima di andare in onda.

La serie, prodotta da HBO e distribuita in Italia da Sky e NOW, è diventata rapidamente un cult grazie alla sua capacità di mescolare thriller psicologico, satira sociale e humor nero. Ogni stagione è un affresco corale in cui i privilegi dei ricchi occidentali si scontrano con le dinamiche locali e con una verità più profonda: dietro le facciate perfette si nascondono sempre tensioni irrisolte, desideri repressi, mostruosità domestiche.

Dopo le Hawaii e la Sicilia, si vola dunque in Asia, a Bangkok, Phuket e Koh Samui. La terza stagione promette un’ulteriore riflessione sul potere, la spiritualità e l’ossessione occidentale per l’esotico, con un cast rinnovato e come sempre stellare. Tra i nomi confermati ci sono Carrie Coon (The Gilded Age), Parker Posey (Dazed and Confused), Walton Goggins (Justified), e Jason Isaacs (The OA), accanto ad attori thailandesi come Dom Hetrakul e Tayme Thapthimthong, segno di un’attenzione crescente al contesto e all’autenticità del racconto.

Ma più che le location da sogno o i colpi di scena (inevitabilmente mortali), ciò che fa di The White Lotus un capolavoro del nostro tempo è lo sguardo impietoso su ciò che siamo diventati. Ogni personaggio è un archetipo riconoscibile – il ricco annoiato, la giovane influencer, il marito frustrato, l’ospite invadente – ma viene trattato con una complessità rara, tra empatia e ironia. Mike White ci mostra quanto siamo ridicoli, ma anche quanto siamo soli.

La colonna sonora di Cristobal Tapia de Veer, ormai iconica, non è solo un accompagnamento: è un ulteriore personaggio, una voce disturbante che amplifica l’inquietudine sotterranea di ogni episodio. E poi c’è l’estetica: le inquadrature impeccabili, i contrasti tra lusso e decadenza, la natura che osserva silenziosa il disfacimento umano.

Insomma, The White Lotus è molto più di una serie: è uno specchio distorto e lucidissimo della nostra epoca. E anche se sappiamo che alla fine qualcuno morirà, non riusciamo a distogliere lo sguardo. Perché la verità, sotto il sole abbagliante dei tropici o dietro i sorrisi di cortesia, è che siamo tutti un po’ White Lotus.

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