56 giorni: quando il caldo ti devasta, la soluzione (sbagliata) è sempre un thriller, per me che non amo il genere, poi.

CINEMALuglio 24, 2026

Quando il caldo ti devasta, le notti diventano insonni, cosa pensi che sia meglio fare? Beh, dai, diamo un’occhiata a questa serie, 56 Giorni su Prime Video, che poi, abbiamo questi occhi latini e questo ciuffo di capelli ribelli, quello di Avan Jogia per capirci, sempre da rimettere a posto, che al confronto Dove Cameron è meno vanitosa di lui. Gran figo, inutile negarlo. Così, tra la faccia da “sono innocente ma anche no” di Ciara e quella da bravo ragazzo tormentato di Oliver, il danno è fatto. Poi ci si mette pure una zanzara, di quelle che ti perseguitano proprio quando stavi per addormentarti, e il risultato è che in due notti ho guardato tutto. Tutta la serie!

Di cosa parla?!

56 giorni, serie tratta dal romanzo omonimo di Catherine Ryan Howard e prodotta da James Wan, mescola il thriller psicologico con l’erotico-romantico. Otto episodi, due linee temporali che si intrecciano: da una parte l’incontro folgorante (casuale?!) tra Ciara (Dove Cameron) e Oliver (Avan Jogia) scoccato tra i corridoi di un supermercato, dall’altra, 56 giorni dopo, il ritrovamento di un corpo nell’appartamento di lui e l’indagine di due detective, Lee e Karl, che iniziano a tirare i fili di una relazione tanto travolgente quanto opaca.

Da lì, parte una struttura a doppio binario temporale: su uno il presente investigativo, con la scoperta di un cadavere non identificato e decomposto nella vasca da bagno dell’appartamento; sull’altro il conto alla rovescia dei cinquantasei giorni precedenti, che ripercorre l’escalation della loro relazione lampo, intensa e carica di segreti.

In quei 56 giorni, in realtà, si raccontano e si intrecciano molte più vite: un arco temporale tutto sommato breve, ma dentro il quale ruotano le esistenze di Ciara, di Oliver, delle loro famiglie, dei detective. Un unico avvenimento, e tutto il resto gli gira intorno, stravolto.

Il colpo di scena, poi, lo si intuisce con largo anticipo: qui la sceneggiatura non fa granché per depistarci, e il finale arriva più come conferma che come sorpresa.

Però, io ho trovato il mio messaggio in questa storia: certi errori ti segnano la vita, e quello che sembra un aiuto, a volte, è solo una distrazione da ciò che andrebbe affrontato di petto. Se non si impara ad assumersi le proprie responsabilità e si preferisce, o ti consigliano di scaricare la colpa sugli altri, si alimentano conflitti che restano dentro, ma che prima o poi esplodono anche fuori e rovinano tutto, non solo i rapporti, l’intera vita.

56 giorni è la classica serie-zanzara: ti punge, ti tiene sveglia, e alla fine ritrovi a chiederti se ne valesse davvero la pena o se fosse solo il bisogno di qualcosa da guardare durante una notte insonne con 35 gradi.

Ora, fatemi dire una cosa: sono stata brava a non dare spoiler? Se arrivati a questo punto non si è capito assolutamente nulla della trama… beh, allora, sono stata decisamente bravissima io!

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