
Se diciamo Tinto Brass, probabilmente sappiamo già dove andrà a finire la conversazione. E invece no. O almeno, non questa volta.
Il 15 settembre arriva su Netflix in Italia Col cuore in gola, film del 1967 che appartiene a una stagione molto diversa della carriera del regista veneziano: quella più sperimentale, irrequieta e innamorata delle possibilità del linguaggio cinematografico. A quasi sessant’anni dalla prima uscita nelle sale, il film torna infatti in una versione restaurata in 4K grazie alla collaborazione tra Netflix e il Centro Sperimentale di Cinematografia.
La nuova versione ha già avuto un battesimo importante: il 1° settembre è stata presentata come evento di pre-apertura della Mostra del Cinema di Venezia 2026. Adesso il passaggio in streaming permetterà di riscoprire un titolo che racconta anche un Brass decisamente meno presente nell’immaginario collettivo.
Col cuore in gola è l’unico vero incontro di Brass con il giallo. Liberamente ispirato al romanzo Il sepolcro di carta di Sergio Donati, segue Bernard, un attore francese interpretato da Jean-Louis Trintignant, che nella Londra degli anni Sessanta incontra Jane, interpretata da Ewa Aulin. La ragazza è accusata di omicidio e lui decide di aiutarla, trascinandosi rapidamente dentro una storia di criminali, inseguimenti e sospetti.
Ma raccontarne semplicemente la trama significa perdere la parte più interessante.
Brass utilizza infatti il genere quasi come un terreno di gioco. Siamo nella Swinging London, la cultura pop sta cambiando musica, moda, grafica e cinema, e Col cuore in gola sembra voler assorbire tutto contemporaneamente. Montaggio, colori, inquadrature, split screen, deformazioni visive: il film prende il giallo e lo contamina con la Pop Art e soprattutto con il fumetto.
Non casualmente dietro alcune delle sue immagini più riconoscibili compare Guido Crepax, chiamato a realizzare storyboard e disegni per diverse sequenze. Il risultato è un film che, visto oggi, permette di osservare Brass prima che il suo nome diventasse quasi sinonimo di un genere preciso e finisse per oscurare buona parte di ciò che aveva sperimentato precedentemente.
Il restauro finanziato da Netflix e realizzato con il Centro Sperimentale di Cinematografia è partito dai negativi originali. Prima ancora della digitalizzazione è stato necessario intervenire fisicamente sulle pellicole, controllando e riparando i danni accumulati nel corso dei decenni.
I negativi dell’immagine e del suono sono stati poi scansionati e lavorati digitalmente: stabilizzazione delle immagini, eliminazione dei segni di usura, riparazione degli strappi, pulizia della colonna sonora e correzione del colore. Per evitare di trasformare il restauro in una reinterpretazione contemporanea, il risultato è stato confrontato anche con copie d’epoca realizzate all’uscita del film.
In tutto, il lavoro ha richiesto circa cinque mesi.
Ed è proprio il colore uno degli elementi centrali di questa riscoperta. Perché Col cuore in gola non è soltanto un film da recuperare per la sua posizione curiosa nella carriera di Brass: è un’opera costruita sulla forza dell’immagine, sulla grafica e sull’esplosione cromatica degli anni Sessanta. Riportarla il più possibile vicino al suo aspetto originale significa restituirle una parte sostanziale del suo linguaggio.
L’operazione rientra in una collaborazione più ampia tra Netflix e il Centro Sperimentale di Cinematografia dedicata alla conservazione e alla diffusione del patrimonio cinematografico italiano. La partnership comprende anche il progetto di restauro e riapertura del Cinema Europa di Roma, destinato a diventare un polo culturale rivolto in particolare a studenti e giovani appassionati di cinema.
Per Tinny Andreatta, Vice Presidente per i contenuti italiani di Netflix, la scelta di Col cuore in gola permette di riportare l’attenzione proprio sulla fase «più sperimentale e innovativa» della carriera di Brass. Gabriella Buontempo, presidente della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, ha invece sottolineato il valore della collaborazione tra le due realtà nella preservazione e nella diffusione della cultura cinematografica.
E Brass? A quasi sessant’anni di distanza ha ricordato quel film come il risultato della volontà di «esplorare le possibilità ancora sconosciute del cinema».
Il 15 settembre potremo farlo anche noi. E magari scoprire che, prima del Tinto Brass entrato nell’immaginario popolare italiano, ne esisteva un altro: uno che guardava a Crepax, alla Pop Art e alla Swinging London e provava a capire fino a che punto fosse possibile deformare un giallo senza farlo smettere di essere cinema.

Dalla tribou di Zazibou






