
di Giorgia Renna
A quasi trent’anni dal primo capitolo, Amori & incantesimi 2 riporta sul grande schermo la famiglia Owens, le sue magie, le sue maledizioni e soprattutto quell’atmosfera sospesa, autunnale e un po’ malinconica che aveva contribuito a rendere il film del 1998 un piccolo oggetto di culto per una generazione.
Del resto, se c’è una parola capace di descrivere buona parte del cinema contemporaneo è proprio nostalgia. Hollywood lo sa bene e continua a rivolgersi a un pubblico cresciuto negli anni Novanta, promettendogli di riaprire una porta sul passato e di ritrovare, almeno per qualche ora, personaggi e atmosfere che appartengono alla propria memoria.
È esattamente ciò che accade con questo sequel, ispirato ancora una volta all’universo narrativo di Alice Hoffman e, in particolare, a The Book of Magic. La regia di Susanne Bier prova però a fare qualcosa di più che limitarsi a riproporre un mondo già conosciuto: dietro la superficie fantastica del racconto emerge infatti un dramma familiare che parla di eredità, identità, perdita e soprattutto di quel legame indissolubile che unisce le donne della famiglia Owens.
La storia riparte da Sally Owens, ancora interpretata da Sandra Bullock. Dopo aver perso anche il suo secondo marito a causa della terribile maledizione che perseguita la sua famiglia da generazioni, Sally decide di rinunciare alla magia. Seppellisce i propri poteri, cancella dalla memoria delle figlie la loro vera natura e tenta di costruire per loro una vita il più possibile normale, lontana dal dolore e dalle conseguenze di quel sortilegio.
Quando Kylie, la figlia più giovane, si innamora di un ragazzo della sua età, la maledizione torna infatti a manifestarsi. Il giovane finisce in coma e Kylie scopre improvvisamente che la storia della propria famiglia è molto diversa da quella che sua madre le ha raccontato. Arrabbiata per essere stata tenuta all’oscuro della propria identità, fugge a Londra alla ricerca di una soluzione contenuta in un antico libro. Da queste premesse nasce un racconto che prova a mettere in dialogo generazioni diverse e a interrogarsi su quanto del nostro passato siamo disposti a conservare e quanto, invece, dobbiamo avere il coraggio di cambiare.
È proprio qui che Amori & incantesimi 2 mostra contemporaneamente le proprie ambizioni e i propri limiti.
Da una parte c’è infatti un interessante tentativo di raccontare la trasmissione dell’identità familiare, il peso delle scelte dei genitori sui figli e il difficile rapporto tra protezione e libertà. Sally crede di poter salvare le proprie figlie nascondendo loro la magia, mentre Kylie scopre che proprio quel silenzio le ha impedito di comprendere davvero chi fosse. Dall’altra, il film non riesce fino in fondo a trasformare questo conflitto in un autentico passaggio di testimone. La nuova generazione rimane inevitabilmente schiacciata dalla presenza ingombrante delle protagoniste originali.
Perché il vero cuore del film rimangono loro: Sally e Gillian.
Sandra Bullock e Nicole Kidman tornano nei panni delle due sorelle Owens con una naturalezza sorprendente, come se il tempo trascorso dal primo film fosse stato soltanto una parentesi. Gillian conserva il suo spirito libero, istintivo e anticonformista; Sally rimane invece più razionale, metodica, determinata a difendere le proprie figlie da una sofferenza che conosce fin troppo bene.
Il rapporto tra le due donne è il vero incantesimo del film.
La loro complicità, le tensioni, gli scontri e i momenti di tenerezza restituiscono quella dimensione familiare che costituisce la parte più riuscita dell’opera. Anche quando la sceneggiatura si fa incerta o la trama prende strade meno convincenti, Bullock e Kidman riescono a mantenere vivo il racconto grazie a un’alchimia che non ha bisogno di essere spiegata.
È anche grazie a loro che Susanne Bier riesce a riportare il film verso uno dei territori che le sono più congeniali: quello delle relazioni familiari, dei rapporti tra sorelle, delle incomprensioni tra genitori e figli e delle ferite che possono attraversare più generazioni.
Dietro la confezione fantasy e l’estetica pop, il film conserva infatti una dimensione intima. Il primo atto, in particolare, possiede una tensione quasi da dramma da camera, costruita sulle emozioni trattenute e sulle esplosioni improvvise dei personaggi.
Quando però il racconto si allarga e lascia l’ambiente domestico, la pellicola perde parte di quella forza. La vicenda di Kylie diventa progressivamente più convenzionale e alcuni degli spunti più interessanti — dall’eredità familiare alle differenze generazionali — rimangono soltanto accennati.
Anche la scrittura dei personaggi secondari risente di questa fretta. Antonia, interpretata da Maisie Williams, rimane ai margini della storia, mentre l’antagonista avrebbe avuto bisogno di maggiore spazio per acquistare consistenza. La trama, soprattutto nella parte conclusiva, appare a tratti dilatata e contemporaneamente troppo sbrigativa nel risolvere alcuni dei conflitti introdotti.
Eppure, nonostante queste imperfezioni, Amori & incantesimi 2 non perde mai completamente il proprio incantesimo.
Perché ci sono la casa degli Owens, le atmosfere autunnali, le zie eccentriche interpretate ancora una volta da Dianne Wiest e Stockard Channing, l’ironia che alleggerisce i momenti più drammatici e la presenza di Lee Pace, affascinante e misteriosa, che si inserisce con naturalezza nell’universo della famiglia.
E soprattutto ci sono Sally e Gillian.
Il film funziona quando permette alle due sorelle di tornare semplicemente a essere loro stesse: diverse, testarde, complici, incapaci di stare lontane l’una dall’altra. La loro relazione diventa così il filo attraverso cui il passato può incontrare il presente senza necessariamente esserne prigioniero.
Ed è forse questo il modo più interessante di leggere il sequel.
Amori & incantesimi 2 non è un film che pretende di cancellare il tempo trascorso. Al contrario, lo porta dentro la storia. Le protagoniste sono cambiate, le loro vite hanno conosciuto perdite e trasformazioni e anche il loro modo di guardare alla magia non è più quello di quasi trent’anni prima.
La nostalgia, quindi, non diventa soltanto un esercizio di memoria. Diventa la possibilità di ritrovare qualcosa che avevamo amato e guardarlo con occhi nuovi.
Il film avrebbe forse potuto osare di più, soprattutto nel lasciare spazio alla nuova generazione e nel costruire una trama più solida e articolata. Ma non tutto deve necessariamente essere reinventato. A volte un sequel può avere anche il semplice, prezioso compito di riportarci in un luogo che ricordavamo con affetto.
E la casa degli Owens è proprio questo: un luogo in cui tornare.
Tra magia, sorellanza, ironia e qualche inevitabile inciampo narrativo, Amori & incantesimi 2 riesce così a conservare il calore del suo predecessore e a trasformarlo in un racconto sulla famiglia, sulla memoria e sulla possibilità di affrontare il futuro senza rinnegare ciò che siamo stati.
Forse la vera magia, questa volta, non consiste nello spezzare una maledizione. Consiste nel capire che alcune cose possono cambiare senza perdere la propria anima.
E così, dopo quasi trent’anni, le streghe Owens tornano a casa. E, almeno per qualche ora, è bello tornare con loro.







