
Ci sono domande che sembrano innocue solo perché abbiamo imparato a farle da sempre. “Quando lo fate un figlio?”, “Ma tu non ne vuoi?”, “Come mai non sei ancora diventata mamma?”. Frasi che possono uscire durante una cena, davanti a un caffè, in famiglia oppure, ancora più sorprendentemente, durante un’intervista come nel caso di Valentina Lodovini.
Dietro quella domanda può esserci un universo intero: una scelta personale, un desiderio mai arrivato, una difficoltà medica, una gravidanza interrotta, un dolore che non si vuole raccontare oppure, molto più semplicemente, la decisione di non avere figli.
È proprio su questo terreno che torna a farsi sentire Valentina Lodovini, con una posizione molto precisa sul tema. L’attrice intervistata da La Stampa, ha messo in discussione la domanda più antica del mondo che ogni donna è costretta a ricevere dopo “non c’è l’hai il fidanzato?” e “quando ti laurei?”.
“Non è una domanda legittima”, ha detto Valentina Lodovini.

“Ognuno fa ciò che vuole, se ha voglia di raccontare i fatti propri bene, altrimenti no. A un uomo non si chiederebbe mai, viene sempre chiesto solo alle donne”, ha spiegato Lodovini. “Mi pare antico”, ha aggiunto.
Ed è difficile darle torto.
Provate a immaginare la scena al contrario. Un attore di cinquant’anni, affermato, intervistato per un film, un libro o uno spettacolo. Qualcuno gli chiede perché non sia diventato padre, se gli manchi un figlio, se abbia rinunciato alla paternità per scelta o per motivi medici.
Quando invece davanti abbiamo una donna, la questione della maternità sembra ancora riuscire a entrare ovunque, come se il corpo femminile fosse ancora considerato una specie di bene pubblico sul quale tutti si sentono autorizzati a esprimere un’opinione.
La domanda “Perché non hai figli?” contiene spesso un presupposto nascosto: che dovrebbe esserci un motivo.
Come se non avere figli fosse una deviazione dalla traiettoria prevista e, al contrario, averne rappresenti un percorso naturale, quasi obbligatorio.
Ma non è così.
Una donna può desiderare profondamente la maternità oppure non desiderarla affatto. Può cambiare idea nel corso degli anni. Può averla immaginata e poi aver scelto una strada diversa.
Può aver dedicato energie alla propria professione, alle relazioni, alla famiglia, all’arte, agli amici, alla propria crescita personale. Può semplicemente non aver incontrato le condizioni o la persona con cui avrebbe voluto condividere quell’esperienza.
E può anche non voler spiegare niente di tutto questo.
Per generazioni abbiamo ereditato un’idea di femminilità strettamente legata alla maternità. La donna adulta doveva diventare moglie, poi madre. Il suo corpo veniva interpretato anche attraverso la sua capacità riproduttiva e la sua realizzazione sembrava raggiungere il punto più alto proprio con la nascita di un figlio.
Oggi quella visione non descrive più la complessità delle vite femminili, eppure continua a riaffiorare.
Il risultato è che una donna senza figli può ritrovarsi a dover spiegare una parte della propria esistenza che, semplicemente, non dovrebbe essere sottoposta ad alcuna verifica.
Inoltre, non tutte le donne che non hanno figli hanno scelto di non averne.
Esistono donne che avrebbero voluto diventare madri e non hanno potuto. Ci sono percorsi legati alla fertilità, problemi di salute, gravidanze che non sono andate come previsto, aborti spontanei e situazioni personali che nessuno dall’esterno può conoscere.
Chiedere “perché non hai figli?” significa quindi correre un rischio enorme: quello di infilare una domanda apparentemente innocente dentro una ferita che non conosciamo.
E non serve che quella persona reagisca male perché la domanda sia stata percepita come inopportuna.
Il tema è tornato prepotentemente nell’estate 2026 anche grazie a Francesca Fagnani.
Durante un incontro pubblico a Minori, in provincia di Salerno, Gigi Marzullo ha chiesto alla conduttrice di Belve se le mancasse un figlio e, nel corso dello scambio, ha fatto riferimento anche alla possibilità che la mancata maternità fosse legata a una scelta o a motivi medici.
La risposta di Fagnani è stata immediata:
“Ti rispondo solo per far felice a te e non perché credo che sia una domanda da fare”.
Poi ha aggiunto una riflessione molto personale: non avendo vissuto l’esperienza della maternità, non può sapere se le manchi qualcosa che non conosce.
“È una gioia immensa che non ho vissuto? Sicuramente”, ha detto, spiegando però che per lei la maternità può esprimersi in moltissimi modi diversi, anche attraverso il rapporto con gli amici, la famiglia e gli animali.
Quando Marzullo ha rivendicato l’intenzione di essere “pungente” proprio perché stava parlando con una “Belva”, Fagnani ha risposto con una frase destinata a diventare il punto più citato dell’intera conversazione:
“Non sei pungente, fai una domanda che nel 2026 non è giusto porre”.
Il confronto è stato raccontato ampiamente dai media proprio perché ha riportato al centro una questione che sembrava ormai superata e che invece continua a riemergere.
C’è poi un altro equivoco da evitare.
Difendere una donna che non vuole o non può avere figli non significa svalutare la maternità.
Essere madre può essere un’esperienza straordinaria, totalizzante, desiderata e profondamente felice. Per molte donne rappresenta una parte fondamentale della propria identità. Ma proprio perché la maternità può essere una scelta così importante, dovrebbe essere trattata come una scelta.
E una scelta, per definizione, non è un obbligo.
La libertà funziona in entrambe le direzioni: significa poter dire “voglio diventare madre” senza essere giudicate e poter dire “non voglio diventarlo” senza essere considerate egoiste, incomplete o destinate a pentirsi in futuro.
La frase è ormai entrata nel vocabolario delle battaglie per l’autodeterminazione del corpo, ma continua a essere utile anche in questo caso.
La prossima volta che incontriamo una donna adulta senza figli, potremmo semplicemente parlare con lei.
Del lavoro, di un film, di un viaggio, di un libro, di quello che sta combinando nella vita. Potremmo chiederle cosa sogna, cosa ama, cosa la fa ridere.
Non necessariamente cosa è successo al suo utero.
Le parole di Valentina Lodovini funzionano perché non hanno bisogno di costruire una grande teoria. Partono da una situazione quotidiana e pongono una domanda molto semplice: perché continuiamo a pensare che una donna debba rendere conto della propria maternità?
Il vero passo avanti, nel 2026, sarebbe arrivare al punto in cui “Perché non hai figli?” smetta di essere una domanda alla quale pensiamo di dover ricevere una risposta.
Valentina Gambino, nata nel 1978 a Palermo, ora vive in Salento. Scrittrice e blogger, coltiva la passione per la scrittura fin da giovane, considerandola una forma di terapia.
Appassionata di tecnologia, TV, musica e libri, gestisce da quasi 15 anni blogtivvu.com con la sua compagna, trattando temi di intrattenimento e LGBTQIA+. Scrive per gay.it, tre libri all’attivo tra cui “Santa Moana brucia tutto”. Amante degli animali, condivide la sua vita con una barboncina e tre gatti.
Cresciuta a pane e “Non è la Rai”, è una social addicted caffeinomane. Si impegna a promuovere gli ideali di uguaglianza e rispetto attraverso il suo lavoro e il suo stile di vita






