tabascomeno, RICONDITO: custodire per esistere

STAZIONE MUSICAGennaio 15, 2026

RICONDITO, album d’esordio di tabascomeno, appartiene a una categoria rara, quella delle opere che prendono forma nel tempo lungo della sedimentazione, che chiedono ascolto lento e disponibilità a entrare in ciò che è celato. Non per nascondersi, ma per preservarsi.

Il titolo è già una dichiarazione di poetica. RICONDITO deriva dal latino recòndere: raccogliere e custodire in un luogo appartato. Un gesto antico, quasi rituale, che implica cura, attesa, protezione. Il recondito non è ciò che si sottrae allo sguardo per paura, ma ciò che viene messo al riparo perché possa maturare. In questo senso, l’album non è solo una raccolta di canzoni, ma il risultato di un gesto preciso: conservare ciò che non era ancora pronto a essere detto.

Cantautrice calabrese di stanza a Bologna, tabascomeno lavora a questo disco da due anni, ma alcune tracce risalgono a un tempo ancora più remoto. Canzoni nate otto anni fa, lasciate in silenzio come semi ostinati, capaci di scegliere da sole il momento della fioritura. RICONDITO è il luogo in cui questi frammenti trovano finalmente una casa comune, senza essere forzati in un concept rigido o in una struttura predefinita. È piuttosto una raccolta di sé, un autoritratto in divenire che segue il fluire degli eventi e delle trasformazioni interiori.

Dal punto di vista sonoro, l’album si muove per sottrazione e per ascolto. Ogni brano sembra aver scelto il proprio talismano: l’ocarina che apre il percorso, un organo che in Brughiera conserva un’eco lontana dei Cranberries, soffi che rimandano agli Alt-J, un clarinetto antico che intreccia melodie fragili. Nulla appare programmato, nulla suona ornamentale. L’arrivo del produttore Laurino non impone una direzione, ma accompagna il progetto verso una maggiore profondità, rendendo percepibile quella presenza silenziosa che permette alle canzoni di diventare ciò che sono. RICONDITO nasce così da una doppia origine: scintilla e cura, impulso e ascolto.

La scrittura di tabascomeno è fortemente evocativa, attraversata da immagini, simboli, riferimenti mitologici e radici geografiche che non diventano mai folklore. In Intro CLXXI, ispirata a un passaggio della Chanson de Roland, la morte è soglia, limen: un inizio che passa dalla fine. Tempo si configura come un manifesto di sopravvivenza emotiva, uno spazio fluido in cui le forme si dilatano e si contraggono senza misure. 17 maggio attinge a un glossario calabrese fatto di corpi, pesi e abiti nuziali che gravano sulla pelle vulnerabile, mentre Icaro affronta il desiderio di libertà e il rischio dell’abisso, affidando al mare la custodia delle speranze antiche.

In Brandire, il gesto minimo diventa atto di resistenza: tenere qualcosa fra le mani significa riconoscerne il peso, attraversare il reale con strumenti fragili – un fiore, una penna – che non negano la fatica, ma la filtrano. Brughiera è invece uno spazio aperto e mistico, senza ripari, in cui il corpo si risveglia a una percezione extra-ordinaria. Tre punti interrogativi si avvolge attorno al dubbio esistenziale, mentre Echo intreccia mito e interiorità, evocando Eco e Tiresia per interrogare il desiderio di vicinanza e la paura di dissolversi nell’altro. Tavolo tondo, che chiude il disco, è un ritorno alla casa e alla memoria: la nonna, i gesti, gli oggetti-feticcio che diventano archivi affettivi.

RICONDITO è un album che rifiuta l’urgenza dell’esposizione e sceglie il tempo della cura. La voce di tabascomeno – ora sussurrata, ora aperta – non cerca di imporsi, ma di accompagnare. La parola è il centro di gravità del progetto, sostenuta da sonorità arpeggiate e malinconiche che tracciano un percorso nella sensibilità dell’autrice, sempre dalla parte delle fragilità e degli ultimi.

Loading Next Post...
Follow
Sign In/Sign Up Sidebar Search
Loading

Signing-in 3 seconds...

Signing-up 3 seconds...