
[a cura di Emanuela Longo]
Ma alla fine, cos’è la felicità? E soprattutto, esiste? Al termine del libro Felici i felici (titolo originale: Heureux les heureux, 2013), di Yasmina Reza, la domanda vien da sé, e la risposta non sempre sarà univoca.
Il libro non segue una trama unica e lineare: si compone piuttosto di una serie di frammenti, quasi monologhi interiori, che danno voce a diciotto personaggi – amici, amanti, coniugi, figli, genitori – tutti legati tra loro da rapporti più o meno espliciti.
L’autrice esplora con tono tagliente, cinico, con precisione chirurgica e spesso ironica l’insoddisfazione, la solitudine e il bisogno disperato di amore che accomunano le vite di queste persone. Ogni capitolo (che ha come titolo il nome di ciascun protagonista) è una finestra aperta su un’inquietudine, su un’incomprensione, su un momento di rottura o di malinconica quotidianità. Eppure, in questa danza di incomunicabilità e frustrazione, Reza riesce a strappare al lettore anche un sorriso amaro, con situazioni al limite del grottesco (come nel caso del giovane Jacob, convinto sin da piccolo di essere la reincarnazione della cantante Céline Dion e la maldestra reazione dei suoi genitori, i coniugi Pascaline e Lionel Hutner, che cercano di occultare la verità anche agli amici più cari, raccontandosi un immaginario “stage all’estero”).
L’autrice ci porta all’interno delle vite (felici? Ma davvero?) di ciascun personaggio, in una Francia contemporanea che però potrebbe essere un qualunque luogo, anche il nostro, anche noi. E lo fa riuscendo nell’impresa di far emergere, per ciascuno, storie di ordinaria nevrosi, addolcite da una – solo apparente – felicità. Di ognuna, Reza ne fa un’autopsia precisa, smembra corpi e anime, relazioni e solitudini (solitudini anche nelle relazioni). Senza fronzoli, in modo spesso crudo, brutale. Si dimentica di ogni freno inibitore e lascia a ciascun lettore la libertà (o la responsabilità?) di immedesimarsi almeno in uno dei suoi diciotto compagni di viaggio.
I coniugi Robert e Odile Toscano (che insieme a John Ehrenfried compariranno nel corso dei vari capitoli) rappresentano il fulcro del libro e delle varie storie – ma ce ne renderemo conto solo alla fine – nel corso di questo strano testo, a metà tra una raccolta di racconti e un romanzo corale.
Conosceremo una coppia logorata dalle incomprensioni e dai silenzi. Robert, giornalista economico, vive un rapporto difficile con la moglie Odile, che si manifesta in frizioni su questioni quotidiane, come andare a fare la spesa insieme. Nonostante appaiano agli occhi di tutti come una coppia perfetta, dietro le apparenze Odile ha una relazione con Remi Globe, un uomo che la segue nei suoi viaggi di lavoro, ma che non ha il fascino tipico di un amante.
Saranno le loro esperienze di vita, i loro sentimenti, i loro pensieri (fragilità incluse) a fare da fil rouge all’intera narrazione, rimettendo insieme tutti i pezzi – e i personaggi – che compongono l’enorme puzzle.
Ma attenzione: non lasciatevi fuorviare dal titolo. Liberamente ispirato a un verso di Jorge Luis Borges – “Felici gli amati e gli amanti e quelli che possono prescindere dall’amore. Felici i felici” (che incontriamo subito nell’epigrafe) – Yasmina Reza riesce a farlo suo offrendo al lettore, storia dopo storia, la chiave per addentrarsi nell’intricata rete di vite che le abitano.
Qui, la felicità – che sia nell’amore o nella sua assenza, all’interno della coppia o nella solitudine e persino nella malattia e nella morte – si rivela un talento raro. E tra i tanti personaggi che si alternano nel raccontarsi, a volte con patetica fragilità, a volte con grottesca ironia o con crudele comicità, pochi sembrano possederlo davvero. In un sottile gioco di richiami e contrasti, tra amori ormai sfibrati, rancori mai sopiti, illusioni infrante e derive deliranti – le voci si inseguono e si intrecciano, costruendo una trama di fili invisibili o pesanti come catene, tutti segnati dalla difficoltà profonda di incontrare davvero l’altro.
Ed allora, cos’è la felicità? Forse la risposta arriverà solo alla fine del libro. O forse alla domanda iniziale se ne andranno ad aggiungere altre. In un modo o nell’altro, Felici i felici ha il potere di non lasciarvi nell’indifferenza.
