
A Lecce il design dell’arredo per cinema e serie tv si prende la scena e si afferma come linguaggio autonomo. La terza edizione del PIDAC – Premio italiano del design dell’arredo nel cinema e nelle serie televisive – andata in scena l’11 aprile al Cinelab Giuseppe Bertolucci, consolida un progetto che negli anni ha costruito identità e riconoscibilità, portando al centro una professione che lavora in silenzio ma determina la qualità visiva e narrativa delle immagini.
A essere premiate sono state Ilaria Fallacara per la categoria film, grazie al lavoro su “Follemente” di Paolo Genovese, e Anca Rafan per le serie tv con “M – Il figlio del secolo”, diretta da Joe Wright e interpretata da Luca Marinelli. Il premio alla carriera è andato a Alessandra Querzola, figura che ha attraversato il cinema internazionale collaborando con autori come Mike Nichols, Denis Villeneuve e Danny Boyle, contribuendo alla costruzione visiva di titoli che hanno segnato l’immaginario contemporaneo.
Il PIDAC, ideato e promosso da Passo Uno e Reliart con il sostegno della Regione Puglia, è dedicato a Osvaldo Desideri, premio Oscar per “L’ultimo imperatore” di Bernardo Bertolucci. La sua eredità si riflette nella natura stessa del premio: uno sguardo che riconosce l’arredo come elemento strutturale del racconto audiovisivo. Non semplice contorno, ma dispositivo narrativo che definisce epoche, caratteri, tensioni.
Nel cinema, ogni oggetto parla. Una stanza costruisce un’identità, un dettaglio orienta lo sguardo, una scelta materica suggerisce un clima emotivo. L’arredatore lavora su questo confine sottile tra visibile e percepito, traducendo la scrittura in spazio. È qui che il PIDAC trova la sua ragione: dare nome e visibilità a una competenza che tiene insieme estetica, artigianato e visione registica.
La serata ha registrato una partecipazione ampia, con una platea composta da professionisti del settore, studenti e appassionati. Accanto alla premiazione, spazio anche al confronto, con un approfondimento dedicato al rapporto tra cinema e sostenibilità ambientale, in particolare sul riuso degli arredi di scena. Un tema che incrocia pratiche produttive e responsabilità culturale, e che apre scenari nuovi per il settore.
Alto il livello delle candidature, con una selezione che restituisce la varietà della produzione recente. Nella categoria film, tra i finalisti, progetti capaci di attraversare generi e registri differenti; nelle serie tv, lavori che testimoniano la centralità crescente della serialità nel panorama audiovisivo italiano.
A chiudere la serata, la proiezione restaurata de “Il conformista”, ancora di Bernardo Bertolucci, esempio emblematico di come scenografia e arredo possano costruire un immaginario potente e riconoscibile. Le geometrie degli spazi, la disposizione degli oggetti, la relazione tra luce e materia diventano parte attiva della narrazione, fino a definire il senso stesso delle immagini.

Dalla tribou di Zazibou