
Chitarrista e cantautrice ferrarese, Olivia Santimone ama le pedaliere colorate, i videogiochi dark fantasy e le canzoni lunghe. Di natura distratta e disordinata, nella vita quotidiana come nella musica, quando scrive non sa mai dove andrà a finire. Il suo primo disco, Ciclopedonale, è la meta finale di un viaggio caotico quasi quanto lei: l’esplorazione di un mondo stravagante e onirico che, usando un po’ di immaginazione, non è poi così diverso dal nostro.
Tra alt pop e dream pop, il progetto si sviluppa come un percorso narrativo in più capitoli, ognuno dei quali aggiunge un tassello a un immaginario sospeso tra realtà e visione.
Primo singolo e brano di apertura dell’album, “Ciclopedoni” rappresenta il primo passo verso l’ignoto. Racconta la prima giornata di un viaggio surreale lungo una pista ciclabile stravagante, in cui voci lontane conversano di argomenti sconnessi e gigantesche figure si stagliano all’orizzonte, minacciose, borbottando stranezze alle spalle di chi cammina.
Nel tentativo di dare un senso a ciò che accade, il protagonista prosegue tra umanoidi a ruote che marciano freneticamente verso un suono regolare e profondo, simile ai rintocchi di un grande orologio. Il brano si muove in territori alt pop eterei e malleabili, aperti a incursioni melodiche impreviste e a una sperimentazione strumentale che trascende i generi.
Testo e musica sono di Olivia Santimone; registrazione e mix a cura di Tommaso Zoppello, master realizzato presso Outside/Inside Studio. L’artwork è firmato da Laura Bortolotti.
“Sifonofori” nasce da un’immagine cinematografica: il tuffo in mare di The Beach di Danny Boyle, il momento sospeso in cui si raggiunge un’isola segreta non per trovare il paradiso, ma per lasciare qualcosa alle spalle.
Il brano prende il nome dai sifonofori (Siphonophora, Eschscholtz, 1829), un ordine di idrozoi marini appartenenti al phylum degli Cnidaria: colonie di zoidi altamente specializzati, talvolta definite “superindividui”. Alcune specie vivono in superficie, altre negli abissi fino a mille metri di profondità, come il Sifonoforo Gigante (Praya dubia), che può raggiungere i cinquanta metri di lunghezza.
La canzone si sviluppa come queste creature bioluminescenti: chitarre che si aprono a ondate, synth che filtrano una luce flebile, una voce che accetta la dissoluzione senza drammi. Il testo procede per visioni notturne e trasformazioni inevitabili: la ciclabile ferrarese diventa un portale verso un altrove sospeso, mentre la rassegnazione si configura come unica condizione per andare avanti. “Sifonofori” è il suono di chi ha attraversato qualcosa ed è uscita diversa, forse più libera.
Anche in questo caso, testo e musica sono di Olivia Santimone, con registrazione e mix di Tommaso Zoppello e master presso Outside/Inside Studio. Artwork di Laura Bortolotti.
“Io e il Gigante” è un brano cardine per Ciclopedonale. Scritto per ultimo, dopo mesi di ricerca, nasce da un evento distruttivo che ha portato l’artista a riconoscere il motore principale dell’intero album: la necessità di esorcizzare il dolore quotidiano di un rapporto disfunzionale e di una dipendenza affettiva nei confronti di una persona che, da un giorno all’altro, non ha più fatto parte della sua vita.
La canzone si sviluppa come una lettera impossibile da spedire. La voce si muove tra rabbia trattenuta e mancanza inconsolabile; le chitarre si dilatano in spazi sempre più ampi, i synth disegnano confini mobili. Non c’è una risoluzione facile né una catarsi immediata: solo il tempo che trasforma il dolore in qualcos’altro.
“Io e il Gigante” diventa così l’ultima lettera indirizzata a una persona che, nel bene e nel male, è stata essenziale per la crescita personale e artistica di Olivia. Un addio che, nel tempo, si trasforma in gratitudine per aver restituito una libertà che sembrava perduta.

Dalla tribou di Zazibou