
C’è qualcosa di strano nell’aria, qualcosa che non si percepisce subito ma che si insinua lentamente, puntata dopo puntata. La nuova edizione di MasterChef, il programma culinario più amato dagli italiani, sembra aver perso quel guizzo che lo ha reso irresistibile nelle stagioni passate. I commenti sul web non sembrano più consacrare il programma, sebbene sia diventato ormai un’istituzione. Certo, gli ingredienti ci sono tutti: giudici carismatici e imbattibili (li amiamo? Sì, sempre!), concorrenti determinati, piatti sofisticati. Eppure, il sapore sembra diverso. Più tiepido, meno speziato. Come un piatto già assaggiato troppe volte.
Non fraintendiamoci: MasterChef rimane un format solido, capace di intrattenere e ispirare milioni di appassionati di cucina. Noi lo seguiamo sempre con interesse, ma ci chiediamo: siamo sicuri che la sua ricetta funzioni ancora alla perfezione? Negli ultimi anni, la struttura del programma è rimasta sostanzialmente invariata. Mistery box, invention test, pressure test… Tutto prevedibile, tutto già visto. Dove sono finite quelle svolte narrative capaci di tenerci incollati allo schermo, di farci discutere animatamente con amici e colleghi il giorno dopo? Voi direte: ma è il programma è quello. Avete ragione, siamo confusi.
Un tempo i giudici erano il cuore pulsante del programma. Veri guru della cucina, capaci di dispensare consigli illuminanti e stroncature memorabili. Oggi, invece, sembrano sempre più impegnati a interpretare il loro ruolo piuttosto che a incarnarlo. Le battute sembrano studiate, i rimproveri calibrati al millimetro per generare il giusto pathos. Giudici, noi vi amiamo, lo capite, vero? Siete voi la nostra reason why.
E poi ci sono loro, i concorrenti. Ogni anno più telegenici, più preparati, più consapevoli delle dinamiche televisive. Ma siamo sicuri che siano anche i più talentuosi? Sempre più spesso si ha l’impressione che la selezione privilegi storie personali accattivanti piuttosto che il puro talento ai fornelli. Va bene l’empatia, ma la cucina non dovrebbe rimanere al centro del racconto? Quest’anno è un concorso di bellezza o un talent di cucina?
Negli ultimi anni, la cucina televisiva ha subito una trasformazione: più estetica, più show che sostanza. MasterChef non fa eccezione. Il cibo, che dovrebbe essere protagonista assoluto, rischia di diventare un semplice accessorio di contorno in un format sempre più attento alle inquadrature perfette e meno alla passione per l’arte culinaria.
Forse il problema principale è che il pubblico è maturato. Dopo più di dieci anni di competizioni culinarie, gli spettatori sono diventati più esigenti. Non basta più una salsa ben emulsionata o un impiattamento creativo: vogliono storie autentiche, nuove idee, vera innovazione.
Lo stronchiamo? Assolutamente no. MasterChef ha ancora tutte le carte in regola per stupire, ma forse è giunto il momento di una riflessione, non sui giudici – bellissimi, bravissimi e insostituibili. Continuare a servire lo stesso menu rischia di trasformare un programma rivoluzionario in un semplice intrattenimento da sottofondo. Forse, per ritrovare la freschezza delle prime edizioni, bisognerebbe osare un po’ di più. Il pubblico è pronto. Gli autori lo sono?
ph Sky
Mi occupo di comunicazione culturale ed eventi. Curo strategie editoriali e campagne social con un occhio sempre attento alle parole, quelle giuste, e alle persone, quelle che fanno la differenza.
Nel 2021, ho pubblicato “Marketing per eventi culturali” (Flaccovio Editore); sono docente di marketing culturale, collaboro con musei, comuni, teatri, festival e riviste, alternando comunicati stampa a disappunti poetici, project management a sorteggi di libri che leggo e consiglio ogni settimana.
Vivo e lavoro nel Salento, qui dove si coltivano idee, si sperimentano linguaggi e si trovano scorci perfetti per ripensare tutto. Guardo troppe serie tv, amo il cinema di Woody Allen e viaggio con il mio zaino Biagio. Ho due gatti, Stanis & Gigio, e spesso invidio la loro capacità di ignorare il mondo quando serve.