Può una canzone diventare una cura contro l’egocentrismo? Per Lucine la risposta è sì, purché sia assunta “prima dei pasti”. Si intitola infatti “Edwin Hubble prima dei pasti” il nuovo singolo dell’artista torinese, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in radio dal 3 luglio: un brano pop-punk che sceglie l’ironia per parlare di uno dei grandi mali del nostro tempo, l’illusione di essere sempre al centro dell’universo.
Il titolo rimanda a Edwin Hubble, l’astronomo che rivoluzionò la nostra comprensione del cosmo dimostrando che l’universo si estende ben oltre la Via Lattea. Una scoperta che, nelle mani di Lucine, diventa una metafora efficace: osservare l’immensità dell’universo aiuta a ridimensionare il proprio ego e a ricordare che, come recita uno dei versi del brano, «sei soltanto un tale in un Paese di tali».
L’artista descrive il singolo come “una supposta di umiltà da assumere al bisogno quando l’egocentrismo prende il sopravvento”. Una definizione che sintetizza perfettamente lo spirito del progetto: una terapia musicale che alterna sarcasmo, ritmo serrato e chitarre pop-punk, dimostrando che si può riflettere anche ballando.
Dietro Lucine c’è Luca Canevaro, autore, compositore e produttore del brano, che firma anche voce, basso e pianoforte. Completano la formazione Tony Urzì alle chitarre e Salvatore Franzè alla batteria. La produzione conserva un impatto diretto e immediato, lasciando che siano energia e scrittura a sostenere un testo costruito su immagini paradossali e humour dissacrante.
Il progetto Lucine nasce nel 2024 con una missione dichiarata: raccontare le contraddizioni dell’essere umano senza prendersi troppo sul serio. Dopo l’album Gente Brava (e care cose), il cantautore torinese prosegue il proprio percorso mescolando cinismo, ironia e melodie capaci di trasformare temi esistenziali in canzoni dal forte impatto pop.
Con “Edwin Hubble prima dei pasti”, Lucine firma un piccolo manifesto generazionale: una canzone che invita a ridimensionare il proprio posto nel mondo senza rinunciare al sorriso. Perché, forse, il modo migliore per curare l’ego è ricordarsi, ogni tanto, quanto siamo infinitamente piccoli.

Dalla tribou di Zazibou